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Pianura: nel bunker dei Perfetto si decideva la vita o la morte in una guerra da 50 mila euro al giorno

Pianura: nel bunker dei Perfetto si decideva la vita o la morte in una guerra da 50 mila euro al giorno

Pianura, Napoli – Un’operazione condotta all’alba dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli e dal Commissariato Pianura, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli arresti riguardano tre gruppi criminali attivi nel quartiere: Lago, Musto e, soprattutto, l’emergente clan Perfetto, ritenuto artefice di un sistema di controllo territoriale ancora capillare. L’indagine è stata seguita con attenzione dalla procura, guidata in quella fase dai magistrati Gratteri e Amato, e si è focalizzata su una rete di estorsioni e sulle piazze di spaccio gestite come vere linee produttive.

La fotografia che emerge dall’inchiesta racconta di una malavita in grado di trasformare Pianura in una zona dove la violenza coesiste con una logica aziendale. Il fulcro dell’operazione è la continua espansione del clan Perfetto, considerato dalla polizia come l’esito di una continuità criminale con i vecchi gruppi che hanno dominato quel territorio sin dagli anni Ottanta. Il contesto risulta segnato dal contatto tra passato e presente della criminalità: un attentato esplosivo al domicilio di Antonio Lago nel novembre 2024 è stato indicato come punto di svolta, preludio all’affermazione di una nuova leadership che ha intensificato la lotta per le piazze di spaccio della zona.

Il modello economico della camorra locale, descritto dagli investigatori, si fonda su una rete di piazze operative 24 ore su 24. Le attività si strutturano in turni di otto ore e generano introiti stellari, stimati intorno a 50 mila euro al giorno. L’organizzazione è descritta come molto efficiente, con una catena che comprende estorsioni, quote obbligatorie per i reati minori commessi sul territorio e un sistema di welfare mafioso che prevede pagamenti periodici alle famiglie dei detenuti per consolidare il supporto sociale al clan.

In un contesto così competitivo, è stato riferito agli inquirenti un episodio simbolico che ha messo in evidenza la ferocia della nuova generazione di capi. Un gestore di una piazza di spaccio della zona, secondo quanto emerso, avrebbe osato non riconoscere l’egemonia dei Perfetto. La risposta non si è fatta attendere: in una scena descritta come simbolica, l’altro lato della barricata è entrato in un bunker sotterraneo, dove il gestore è stato trascinato e obbligato a scegliere tra la sottomissione o la morte. La ricostruzione della dinamica, raccontata con la tensione tipica delle operazioni di polizia, riguarda una minaccia esplicita rivolta a chi non accetta la supremazia del clan.

Il bilancio di questa fase di indagine arriva anche sul piano della violenza di strada. Dal 2025, gli approfondimenti della polizia hanno registrato 13 cosiddette “stese” nel quartiere: attacchi mirati e colpi sconsiderati volti a segnare il territorio o a punire dissidenti. Una vittima innocente ha pagato il prezzo più alto lo scorso 10 ottobre: un cittadino peruviano di 59 anni, incensurato e estraneo agli ambienti criminali, è stato colpito da un proiettile vagante mentre era in attesa dell’autobus per andare al lavoro; ha perso un occhio e la normale quotidianità.

La portata dell’intervento di oggi va oltre la semplice retata. La polizia descrive un’offensiva mirata a decapitare tre gruppi e a interrompere un meccanismo che ha dimostrato una notevole capacità di rigenerarsi anche dopo arresti e cambi di vertice. Eppure la fotografia fornita dall’indagine rivela anche una realtà resiliente: nonostante i segnali di crackdown e le operazioni portate avanti dalle forze dell’ordine, la città di Napoli conosce una periferia dove la criminalità sa adattarsi, riorganizzarsi e continuare a esercitare pressione sui residenti e sulle attività economiche illegali.

Con l’azione di oggi, lo Stato mira a spezzare una rete che ha fatto affidamento su una organizzazione impeccabile e su una logistica di controllo del territorio. Il rischio restano la quotidianità della violenza e la vulnerabilità della popolazione, ma gli arresti e le misure interdittive rappresentano un chiaro segnale di reazione e di impegno delle autorità nel contrasto alla camorra che grava su Pianura. Gli inquirenti continuano a scavare, tra indagini in corso e nuove piste da seguire, per restituire al quartiere sicurezza e legalità.

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