Napoli, Secondigliano – La Seconda Sezione Penale ha rivisto in parte i verdetti di primo grado nel maxi-processo su un traffico illecito coltivato all’interno della casa circondariale di Secondigliano. Il procedimento descrive un sistema di rifornimenti destinato ai detenuti affiliati ai clan camorristi: attraverso droni, telefoni e droga venivano gestiti dall’esterno per mantenere il controllo sulle dinamiche criminali anche dentro le mura del carcere.
Gli inquirenti hanno ricostruito una logistica criminale capace di superare le barriere della struttura penitenziaria, fornendo strumenti di comunicazione e stupefacenti con tariffe molto precise. Secondo l’indagine, 1.000 euro bastavano per un smartphone di ultima generazione, 250 euro per un cellulare abilitato solo alle chiamate vocali, e 7.000 euro per la consegna di mezzo chilo di droga. Una rete che ha consentito ai capi e agli affiliati di continuare a esercitare potere anche da dietro le sbarre, mantenendo il flusso di informazioni e sostanze tra i detenuti e i gruppi criminali di riferimento.
L’esito dell’Appello è stato di conferma parziale rispetto al primo grado, con sconti di pena per diversi imputati e la caduta di alcune, ma non tutte, le aggravanti. L’impianto accusatorio sul traffico illecito gestito dall’interno della casa circondariale resta al centro delle valutazioni della corte: una conferma che la dinamica descritta dall’indagine continua a costituire la base delle condanne, anche se la modulazione delle pene ha seguito percorsi differenti dall’esito di primo grado.
Tra gli imputati citati nel dispositivo dell’Appello emergono variazioni rilevanti. Balzano Matteo vede riconosciuto un regime di pena più gravoso nell’appello (19 anni e 4 mesi) rispetto ai 10 anni indicati al primo grado, conseguenza del riconoscimento della continuazione e del cumulo tra i fatti giudicati dalla Corte d’Appello il 30 gennaio 2023. Grimaldi Vincenzo passa da tre anni a 18 anni, otto mesi e venti giorni; l’aumento è attribuito al riconoscimento della continuazione con una precedente sentenza del Gup risalente al luglio 2021. Musella Lucio ottiene 18 anni e quattro mesi nell’appello, leggermente superiore ai 18 anni e tre mesi del primo grado. Celentano Salvatore scende a 13 anni e dieci mesi, dopo un periodo iniziale di 18 anni e quattro mesi. Giuliano Manuel registra 14 anni e quattro mesi in appello, contro 2 anni e otto mesi in primo grado, con l’aumento legato a una continuazione riferita a fatti giuridicamente correlati al 2016. Ciriello Giorgio vede confermata la condanna precedente; per lui resta la linea della responsabilità senza ulteriori modifiche sostanziali. Talletti Antonio Gianpaolo vede confermare il quadro precedente, con la stessa indicazione di pena di primo grado. Viciglione Giovanna ottiene sette anni e dieci giorni, con attenuanti generiche prevalenti rispetto ai dieci anni e otto mesi del primo grado. Cascone Roberta passa a sei anni, undici mesi e ventitré giorni, rispetto ai dieci anni e due mesi iniziali. Baratto Giovanni arriva a sei anni, undici mesi e dieci giorni, con una notevole riduzione rispetto ai diciotto anni e un mese della pena di primo grado, anche qui valorizzando l’attenuante. Grimaldi Nico si attesta a sei anni e due mesi, contro nove anni e due mesi del primo grado. Pitirollo Rita ottiene sei anni e due mesi, analogamente al precedente, e Vitale Maria riporta sei anni e due mesi, con la stessa dinamica di continuazione per parte dei fatti. Tessitore Santo ottiene quattro anni, con la sostituzione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con un periodo temporaneo di cinque anni. Tra i nomi citati figura anche Barone Gennaro Pasquale, con indicazione di appello pari a quattro anni, dati riportati nel testo ma non completi nel fascicolo disponibile.
La sentenza di appello ribadisce l’esistenza di una rotta criminale organizzata che ha saputo trasformare il carcere in raccordo logistico per il traffico, servendosi di droni per eludere i controlli e garantire un flusso costante di strumenti di comunicazione e droga agli affiliati. L’esito resta un tassello importante nel lavoro di contrasto ai traffici illeciti nelle carceri della regione e nei contesti in cui operano i clan camorristi.
Resta l’impressione di un’operazione giudiziaria in corso, in cui l’apparato investigativo ha messo in luce una sofisticata rete di sostegno esterno al sistema penitenziario. Le decisioni della Corte d’Appello si accompagnano a un’indicazione di continuità nell’attenzione alle dinamiche tra detenuti e ambienti esterni, con nuove verifiche ancora aperte e sviluppi probabili nelle sedi competenti.Napoli, Corte d’Appello conferma le condanne nel maxi-processo che vedeva al centro un’associazione dedita al traffico di droga e a un complesso sistema logistico gestito anche tramite droni. La decisione è arrivata dopo che la sentenza pronunciata dal gip del Tribunale di Napoli il 18 marzo 2025 era stata oggetto di ricorso: l’appello ha confermato l’impianto della precedente pronunciata, accompagnando la conferma con l’obbligo di pagamento delle spese di giudizio per il grado.
Il quadro che emerge dall’esito della Corte riguarda un gruppo di imputati ritenuti protagonisti di una rete criminale strutturata, operante soprattutto nell’area napoletana settentrionale e della marina di Napoli. Domina l’immagine di una macchina criminale capace di coordinare attività illegali e, secondo l’inchiesta, di mantenere contatti in diverse aree della città, traffico di droga e controllo della logistica tramite l’uso di droni che avrebbero agevolato rifornimenti e movimenti sul territorio.
Tra le condanne confermate dall’Appello emergono nomi di rilievo nell’inchiesta, con pene che si sviluppano per livelli molto differenti: Brunetti Nicolas è stato condannato in primo grado a 18 anni e 2 mesi; in appello la sentenza è stata confermata e resta l’esito iniziale. Contini Ciro riportava 9 anni e 9 mesi al primo grado; anche per lui la conferma in appello è arrivata. Esposito Cristian, inizialmente condannato a 5 anni e 10 mesi, ha visto confermata la pena in appello; nell’udienza di primo grado era stato assolto dall’accusa di associazione per traffico di droga, ma la riforma in appello ha mantenuto la condanna complessiva.
Maria Matilde Nappi, indicata dagli inquirenti come figura di rilievo nella piazza di Bagnoli, è stata condannata a 5 anni e 10 mesi anche in appello, non diversamente dall’esito del primo grado sull’accusa di traffico di droga. Scognamiglio Vincenzo, ritenuto tra i principali gestori del sistema logistico legato ai droni, ha visto confermata la pena di 20 anni di reclusione in primo grado; in appello non sono state accolte modifiche. Ciriello Giorgio è passato da 11 anni e 1 mese a una conferma dell’impianto, mentre Talletti Antonio Gianpaolo resta a 10 anni e 8 mesi, con la conferma della sentenza di primo grado.
Tra le altre posizioni ora riconfermato l’esito in appello: Romano Eduardo Franco (2 anni di reclusione, con esclusione di una specifica aggravante) e Sautto Nicola (2 anni e 8 mesi in primo grado, appello a 1 anno di reclusione in continuazione con precedenti reati). De Rosa Vincenza ottiene invece in appello una pena di 8 mesi di reclusione, partendo da una condanna di primo grado a 2 anni con sospensione della pena.
La Corte ha quindi mantenuto la direzione tracciata dal Gup: si tratta di un’indagine che aveva evidenziato un giro di droga complesso, con una rete organizzativa capace di integrare attività illecite e una gestione logistica che, secondo le indagini, si affidava a tecnologie moderne — tra cui i droni — per orchestrare movimenti e approvvigionamenti. Le posizioni restano fermi, con l’appello che ha chiuso il capitolo dell’impianto giudiziario di primo grado, lasciando, però, spazio al prosieguo delle eventuali misure accessorie o delle sedi quanto al riesame di singole questioni processuali.
Il verdetto odierno chiude una fase cruciale di una vicenda giudiziaria che ha tenuto sotto osservazione una parte significativa della criminalità organizzata napoletana, offrendo una lettura definita dalla Corte d’Appello sulle responsabilità e sulle pene applicate al termine del primo grado. Il percorso processuale proseguirà ora nelle sedi competenti per ogni contesto residuale, inclusi gli aspetti legati all’esecuzione delle pene e alle eventuali impugnazioni residue.
