Pallonetto di Napoli, omicidio Sesso: condanna a vent’anni per Belaeff senza aggravante mafiosa
Napoli – Da una sparatoria al ricordo di un delitto che scuote i vicoli di Pizzofalcone. Gennaro Belaeff, sotto accusa per l’omicidio di Pasquale Sesso e il tentato omicidio del figlio Luigi, è stato condannato a vent’anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Napoli. Gli eventi risalgono alla notte del 5 luglio 2023 e, sebbene il pubblico ministero avesse chiesto la pena di morte, la corte ha optato per una pena molto più leggera, eliminando le aggravanti più severe.
Secondo quanto emerge dalla ricostruzione iniziale, l’imputato ha ammesso di aver aperto il fuoco, ma ha difeso la sua posizione sostenendo di essere stato vittima di un’imboscata. “Dalla mia abitazione, ho visto i flash delle armi da fuoco rivolti verso di me”, ha dichiarato. In questa narrazione, Belaeff si descrive come un uomo messo alle strette, costretto a reagire a una minaccia immediata.
L’ombra del crimine, però, non finisce con la sentenza. Le indagini della Squadra Mobile di Napoli, guidate dal dirigente Giovanni Leuci, rivelano che la sparatoria è solo un episodio di una faida più ampia. La vendetta è già in atto: la famiglia Sesso ha preso di mira Antonio Giuliano e Mario Pariso, sospettati di aver armato Belaeff. Ma, non trovandoli, oggi il mirino è su Ciro Pariso, il figlio di Mario, vittima di una brutale aggressione. Le richieste di “riparazione” per il dolore subito si traduce in un riscatto di orologi di lusso, uno scambio dal valore di 150mila euro.
Per le strade del Pallonetto di Santa Lucia, l’omicidio di Pasquale Sesso non è solo un fatto di cronaca: è un sintomo di una guerra silenziosa tra cosche. Mentre i Sesso emergono a nuovi protagonisti nelle cronache locali, il clan Elia, che un tempo dominava il territorio, sembra trovarsi sull’orlo di un’erosione del suo potere. Le dinamiche in atto sono complesse e frutto di alleanze e nemicizie destinate a durare.
Intanto, nel quartiere, la gente osserva e commenta. “Siamo stanchi di vivere nel terrore”, afferma un residente. “Ogni scontro porta solo altre vittime e non vediamo un futuro di pace”. La domanda, ora, resta aperta: fino a dove si spingerà questa spirale di vendetta e come si evolverà la situazione nei prossimi giorni?
Una scia di violenza sembra non avere fine nel cuore di Napoli, dove la criminalità organizzata continua a mietere vittime tra commercianti e residenti. Nelle ultime ore, l’arresto di cinque esponenti di spicco della cosiddetta “famiglia Sesso” ha riacceso i riflettori su un clima di terrore che imperversa, in particolare nel quartiere di Chiatamone.
Le indagini hanno dimostrato come il giro d’affari delle rapine di lusso e le pretese estorsive abbiano coinvolto non solo i negozianti del “bene”, ma anche la vita delle persone innocenti. Secondo quanto emerso dalla prima ricostruzione, il gruppo criminale non si è fermato alle richieste di denaro, ma ha programmato e tentato due omicidi, al fine di alimentare una spirale di vendetta che coinvolge famiglie intere.
Un’agghiacciante testimonianza arriva da un abitante della zona, che spiega: “La paura è palpabile e i commercianti sono stati costretti a pagare per garantirsi un minimo di sicurezza.” Le vittime designategli, Fortunato Lequile e Carlo Giuliano, dimostrano come le vendette si intreccino personalisticamente, con parenti coinvolti in un gioco mortale di potere e controllo.
Questi eventi, che nel passato avrebbero suscitato un’ondata di indignazione, ora si manifestano quasi come un’amara routine, evidenziando una società che si illude di poter convivere con la violenza. Malgrado l’operazione di polizia abbia frustrato le ambizioni del commando, la sentenza di oggi ha ridotto l’aggravante mafiosa, ricollocando la questione più a cinquanta sfumature di vendette personali piuttosto che a un contesto mafioso sistemico.
Nel frattempo, nel quartiere resta alta la tensione e la domanda che aleggia tra i residenti è: quanto tempo ci vorrà prima che questa guerra di vicolo ridiventi un dolore quotidiano? La risposta, purtroppo, potrebbe rimanere ancora in sospeso.

