Napoli – Una nuova svolta sorprendente ha scosso il contesto criminale della città: Antonio Marigliano, ritenuto un alto esponente del clan Formicola, è tornato in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La decisione, che sorprende non poco, arriva in seguito alla riforma della condanna in appello, che ha ridotto la pena inflitta a Marigliano a 4 anni e 6 mesi, un deciso abbassamento rispetto ai 15 anni e 8 mesi inizialmente comminati.
Marigliano era stato arrestato durante un maxi-blitz avvenuto nel maggio 2021, che aveva portato a 37 fermi tra i clan della zona, tra cui Formicola, Reale-Rinaldi e Silenzio. Gli erano stati contestati una serie di reati gravi, dall’associazione mafiosa al tentato omicidio, estorsioni e persino la detenzione di armi. Secondo quanto riportato nei documenti processuali, le prove a suo carico erano soprattutto basate su intercettazioni telefoniche e testimonianze di collaboratori di giustizia, elementi che attivano alarmi nella già complessa situazione di sicurezza cittadina.
“È come se si aprissero delle porte”, commenta un residenti della zona, manifestando paura e preoccupazione per il ritorno in circolazione di un personaggio del genere. L’atmosfera nel quartiere è tesa, e molti cittadini si interrogano sulle possibili conseguenze di questa liberazione: “Ora ci chiediamo cosa possa accadere, sentiamo che la situazione è di nuovo instabile”.
Il ritorno di Marigliano solleva interrogativi inquietanti su come la giustizia gestisca i temi legati alla criminalità organizzata. Le prossime ore potrebbero rivelarsi cruciali per comprendere le reazioni dei clan e la risposta delle autorità. La domanda, ora, resta aperta: la città è pronta a fronteggiare di nuovo l’ombra del crimine organizzato?

