Napoli – Un’indagine che parte dalla cella e arriva nelle piazze della città illumina un sofisticato circuito di traffico di cocaina gestito dall’interno delle carceri. Al centro della ricostruzione c’è Emanuele De Pasquale, detto EDP, ex organizzatore del clan Troncone di Fuorigrotta e adesso collaboratore di giustizia, considerato il perno della rete investigata. Nove persone sono finite al centro di misure cautelari: l’inchiesta rivela come le operazioni di traffico venissero orchestrate da una figura che, nonostante la detenzione, avrebbe tenuto il controllo su una serie di canali di approvvigionamento ed esecuzione.
Secondo l’ordinanza del Tribunale di Napoli, De Pasquale, detenuto in regime di Alta Sicurezza presso la Casa Circondariale di Siracusa, avrebbe trasformato la propria cella in una piccola centrale di brokeraggio. Grazie a telefoni contrabbandati all’interno, l’indagato – che era anche coinvolto in un procedimento per traffico di stupefacenti – avrebbe acquistato ingenti quantità di cocaina da altri detenuti legati ai clan della camorra campana e avrebbe coordinato la successiva distribuzione nelle piazze di Napoli attraverso intermediari esterni.
Una componente cruciale della vicenda è la vulnerabilità personale di De Pasquale, segnato da una forte ludopatia. I guadagni provenienti dallo spaccio, invece di essere destinati a saldare i creditori della droga, finivano per alimentare scommesse clandestine, accumulando un debito complessivo stimato in 49.000 euro verso i fornitori all’ingrosso. Nei verbali del 3 marzo 2026, il collaboratore di giustizia descrive l’inizio del suo declino economico e criminale, raccontando di aver inizialmente perso circa 8.000 euro in scommesse durante il periodo di detenzione e di aver, poi, deciso di puntare su nuove accompliciture illecite per coprire i debiti. «Nel mese di ottobre 2025, quando mi trovavo ristretto nel carcere di Siracusa, tramite un sito puntocom feci delle scommesse… Le scommesse andarono male e persi all’incirca 8.000 euro. All’inizio non accettai, ma siccome avevo il debito di gioco di cui ho parlato prima… alla fine decisi di cominciare a fare affari con Emanuele D’Agostino», si legge nelle dichiarazioni riportate negli atti.
La dinamica complicata prevedeva non solo l’approvvigionamento in carcere, ma anche un’estensione del controllo oltre le mura. L’indagine segnala che i canali di fornitura avrebbero richiesto braccia operative nelle strade dei quartieri napoletani per rendere proficua la routine criminale. Nonostante la detenzione a Siracusa, De Pasquale avrebbe mantenuto una gestione militare delle piazze e coordinato, tramite figure di fiducia, la logistica dello spaccio nelle aree circostanti l’area flegrea, con riferimenti a intermediari esterni.
All’origine della rete emergono anche alleanze tra clan: Troncone di Fuorigrotta, ma anche legami con gruppi come i Mazzarella, i Gionta e i Ferrara-Cacciapuoti. Inquirenti e collaboratori di giustizia hanno indicato che la rete interna alla cella serviva a dare impulso a una rete di giovani intermediari a Fuorigrotta per garantire la presenza sul territorio. Le indagini continuano per accertare ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti e per fare luce sulle eventuali estensioni della rete al di fuori delle mura.
La Procura ribadisce che la presunzione di innocenza resta un principio imprescindibile fino a prova contraria, e che l’indagine è ancora in corso. Gli accertamenti puntano a chiarire l’intera estensione del sistema di acquisto, trasporto e rivendita della cocaina, nonché i meccanismi di controllo tra carcere e territorio. Nell’attesa, i nove arresti restano al centro di un’indagine che mette in evidenza una camorra che, sebbene annunciata generazione dopo generazione, cerca nuove vie di riciclo del denaro e consolidamento del potere anche oltre le sbarre.Un detenuto al centro di una rete di spaccio gestiva l’illecito da dietro le sbarre, coordinando movimenti di droga tramite interlocutori esterni e assistendo a una campagna di estorsione che mirava a saldare debiti con violenza. È quanto emerge dall’indagine coordinata dalla Polizia Penitenziaria e dai Carabinieri, che tratteggia un quadro inquietante di controlli e traffici che sfidano la distanza tra carcere e quartiere di Fuorigrotta, a Napoli.
Evento principale e protagonisti
Secondo gli accertamenti, il referente operativo della rete era De Pasquale, detenuto, che a distanza orchestrava il commercio di cocaina e altre sostanze. All’esterno del carcere, due intermediari avrebbero eseguito gli ordini e gestito la consegna ai punti vendita della zona flegrea: L. P., minorenne al momento di alcune procedure, e un giovane di ventiquattro anni identificato come Gennaro Votivo. Il sistema prevedeva che De Pasquale, grazie a un telefono cellulare ottenuto in cella, impartisse ordini agli interlocutori esterni, che poi prelevavano e distribuivano la droga agli acquirenti. “All’esterno del carcere avevo due persone che si occupavano per conto di mio di ciò: L. P. (minorenne per il quale procede il Tribunale per i minorenni, ndr), e un tale Gennaro di ventiquattro anni”, si legge nei verbali allegati all’inchiesta.
Dinamica operativa
La rete avrebbe movimentato ingenti quantitativi di droga, con spostamenti di sostanze di peso consistente fino a 800 grammi per ciascuna consegna, gestiti in località nevralgiche del quartiere, tra cui l’area circostante lo Stadio Maradona e la Caffetteria degli Azzurri. La gestione logistica – spiegano gli investigatori – prevedeva la corrispondenza tra chi forniva la sostanza e chi la distribuiva, con De Pasquale che fungeva da “broker” a distanza, dirigendo gli esecutori a operare su istruzioni ricevute via telefono o messaggi.
Estorsione e tensione interna al sistema criminale
La fantasia estorsiva va oltre la semplice tattica del debito: una campagna pressante veniva lanciata ai danni di De Pasquale quando i pagamenti non trovavano la coda attesa. “Se non paghi avrai un problema dentro e fuori”, è la minaccia che emerge dai colloqui intercettati tra i creditori e gli affiliati. In risposta, De Pasquale avrebbe tentato di far leva sul proprio network familiare e criminale per mitigare la situazione di strozzinaggio e per cercare protezione all’interno della dinamica criminale.
La rete di controllo e i contatti tra clan
La gestione della rete, come emergerebbe dalle trascrizioni delle conversazioni intercettate, coinvolge anche i vertici dei clan. Il tentativo di contattare un capoclan di rilievo tramite messaggi su Instagram è descritta come un passaggio cruciale: De Pasquale avrebbe contattato Giuseppe Troncone per chiedere intermediazione nella gestione del debito, confidando nello storico contatto tra il suo gruppo e i Troncone. La risposta del capo clan è stata tagliente: Troncone avrebbe rimandato l’affiliato a una “figuraccia” e, in seguito, avrebbe dato il via libera agli altri clan per la punizione del broker. “Il venerdì precedente all’incontro con Luciano Barattolo, Ciro Terracciano e Giuseppe Damiano, avevo avvisato Giuseppe Troncone; gli parlai tramite instagram dicendogli che avevo un debito con quelle persone, che sono nostri amici”, racconta De Pasquale in una delle conversazioni annotate.
Conseguenze e svolta investigativa
La catena di contatti tra i vari esponenti coinvolti – Domenico Cacciapuoti, Gianfranco Leva (esponente del clan Licciardi) e Aniello Mosella (Cavalleggeri d’Aosta) – viene descritta come una staffetta di decisori che, secondo quanto riferito, avrebbero condizionato la sorte del broker nel contesto di una denuncia interna al mondo criminale. Dopo l’intervento del vertice Troncone, gli investigatori descrivono anche una fase di “videochiamata di gruppo” che, narrata in chiave propagandistica dall’organizzazione, fa da sfondo a una serie di gesti coercitivi successivi all’episodio di pestaggio in carcere.
Stato delle indagini
Le forze dell’ordine confermano che gli accertamenti sono in corso e che l’operazione ha messo in luce una forma di criminalità diffusa capace di estendersi oltre le mura, con la logistica del traffico di droga affidata a figure esterne al contesto penitenziario. L’indagine continua per definire ruoli, responsabilità e eventuali sviluppi giudiziari, nonché per chiarire l’entità dei traffici e la reale portata della rete di estorsione.
Contestualizzazione territoriale
Fuorigrotta resta al centro di questo’indagine come punto nevralgico della rete di traffico e di controllo tra il mondo esterno e l’interno del carcere. La dinamica descritta evidenzia una realtà: la criminalità organizzata, a Napoli, continua a porre domanda di giustizia e sicurezza, soprattutto quando le tessere della rete si muovono oltre le sbarre e in contatto con i quartieri popolari della città.
Conclusione
Gli investigatori sottolineano che la dinamica resta al vaglio delle autorità e che ulteriori sviluppi potrebbero emergere con ulteriori riscontri e captazioni. Nel frattempo, la partita tra debiti, minacce e potere tra i clan continua a essere oggetto di indagine per capire l’intera estensione della rete e gli effetti sugli abitanti di Fuorigrotta.Un pestaggio brutale all’interno del carcere di Siracusa ha evidenziato come la violenza organizzata prosegua oltre le sbarre, con una scena orchestrata per dimostrare potere e sottomissione ai gruppi criminali affiliati alle piazze flegree di Napoli. L’episodio è emerso nell’ambito di un procedimento che vede coinvolti detenuti e soggetti esterni ai canali carcerari, e che ha comportato una ripresa video condivisa in tempo reale con i vertici della stessa rete criminale.
La vittima è Emanuele De Pasquale, un broker legato all’attività di spaccio nelle piazze controllate dall’organizzazione. Secondo quanto emerso, il pestaggio è stato eseguito con violenza, includendo calci e pugni, e sarebbe stato aggravato da un altro strumento impiegato durante l’aggressione, una forbice, utilizzata per ferire ulteriormente la vittima. L’azione violenta è stata realizzata all’interno dell’area di Alta Sicurezza del carcere, dove i responsabili hanno potuto contare sull’opportunità di utilizzare telefoni cellulari introdotti segretamente per diffondere le immagini della punizione.
Le indagini hanno ricostruito che la puntata di violenza non era soltanto un evento isolato: la scena veniva mostrata in diretta a tutti i capi dei clan legati all’accordo economico, ai garanti esterni e al capo clan Giuseppe Troncone, con l’obiettivo di dimostrare la sottomissione del debitore e di cementare l’omertà tra i presenti. Un’ostentazione mafiosa che, oltre a terrorizzare De Pasquale, aveva l’effetto di mettere in chiaro chi comanda e quali siano le conseguenze della mancata collaborazione.
All’esterno del carcere, la pressione psicologica operata dai gruppi criminali si è tradotta in una minaccia concreta sui familiari della vittima: costretti a reagire sotto pressione, hanno versato una prima tranche di 6.450 euro nelle mani degli emissari dei clan per saldare parte del debito associato all’attività illecita. L’intento era mostrare efficacia e controllo, anche a costo di un’escalation di violenza nelle fasi successive della vicenda.
La situazione ha raggiunto una svolta decisiva quando De Pasquale è stato sottoposto a un ultimatum: se entro il 18 febbraio 2026 non avesse onorato ulteriormente gli impegni, la punizione avrebbe potuto proseguire in modo letale. Proprio in quel momento, per salvarsi la vita, il broker ha scelto di collaborare con la giustizia. Si è presentato all’Ufficio Matricola del carcere di Siracusa, ha consegnato lo smartphone utilizzato per le comunicazioni illecite e ha richiesto un colloquio con un magistrato per avviare il percorso di collaborazione. L’obiettivo dichiarato è fornire un quadro completo delle reti di brokeraggio e di spaccio nelle piazze flegree, offrendo così elementi utili alle investigazioni in corso.
L’indagine conferma una dinamica pervasiva: anche all’interno di un penitenziario, i legami tra gruppi criminali, creditori e reti di spaccio si mantengono saldi, con strumenti tecnologici messi a disposizione dall’organizzazione per coordinare azioni punitive e intimidire avversari o debitori. Giuseppe Troncone, come descritto nelle ricostruzioni investigative, compare non solo come figura di leadership, ma anche come punto di riferimento nella gestione della punizione e nell’esercizio della pressione sulle persone coinvolte.
Gli esiti delle verifiche sono ancora in corso, ma l’episodio offre una finestra su come l’illegalità possa operare fuori e dentro i contesti penitenziari, insinuandosi nelle dinamiche quotidiane di Napoli e delle sue periferie attraverso reti criminali capaci di mantenere controllo e timore. Le autorità continuano ad approfondire i contorni dell’accordo economico tra i vari attori, nonché i canali attraverso i quali la detenzione viene utilizzata per imporre le scelte dei soggetti coinvolti nel circuito dello spaccio e della riscossione del debito. Il testimone chiave resta De Pasquale, la cui collaborazione potrebbe fornire nuove chiavi di lettura sul ruolo delle piazze flegree e sulle modalità con cui i clan cercano di estendere la loro influenza anche oltre i confini territoriali del carcere.
