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Mergellina, figlio di Rita De Crescenzo indagato per gli ormeggi abusivi

Mergellina, figlio di Rita De Crescenzo indagato per gli ormeggi abusivi

Napoli torna a interrogarsi sulla gestione degli ormeggi nel tratto tra Mergellina e Borgo Marinario, dove la Capitaneria ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo su sei natanti e ha notificato avvisi di garanzia a quattro indagati nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea. Tra i nomi coinvolti figura Francesco Pio Bianco, figlio della nota tiktoker Rita De Crescenzo. Secondo l’ipotesi accusatoria, Bianco e altri tre soggetti avrebbero agito come prestanome in un’impresa di noleggio natanti, contravvenendo alle norme vigenti in materia di navigazione.

La vicenda prende avvio dall’accusa di occupazione non autorizzata di uno specchio di demanio marittimo destinato all’ormeggio di imbarcazioni e gommoni impiegati per attività commerciali legate al noleggio e ai trasferimenti tra terra e mare. L’operazione, avvenuta il 9 ottobre, sarebbe stata accompagnata da una gestione consolidata dell’area senza le necessarie concessioni né autorizzazioni, con una disposizione organizzativa che avrebbe messo a disposizione una flotta di natanti per le attività in questione.

Tra gli elementi contestati agli indagati c’è anche la gestione della sicurezza: agli investigatori appare rilevante che le imbarcazioni risultassero presenti anche nelle ore notturne, prive dei segnali prescritti, situazione che, secondo l’accusa, avrebbe potuto provocare gravi rischi di collisione o di altri incidenti marittimi. Non mancherebbero, in parallelo, impedimenti alle normali manovre nautiche e potenziali effetti sulla regolarità dei servizi pubblici di linea operati con quel traffico.

Le verifiche della magistratura hanno anche scandagliato i ruoli di chi curava quotidianamente gli ormeggi, chi coordinava le operazioni di imbarco dei clienti e chi era formalmente intestatario dei mezzi impiegati per l’attività contestata. Al termine degli accertamenti, sei natanti sono stati sequestrati e ai quattro indagati è stata notificata un’informazione di garanzia, con l’avviso delle facoltà difensive.

Una parte consistente del profilo investigativo riguarda la posizione di Bianco, il 20enne protagonista di questa trama. Secondo l’accusa del gip Filomena Capasso, Bianco avrebbe fatto parte di un gruppo di giovani considerato coinvolto in una sorta di faida locale, operante nell’area di Porta Medina. Nell’ambito di quel contesto, Bianco risulta detenuto dal maggio scorso con l’ipotesi di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, e non è chiaro se tale vicenda sia strettamente collegata all’attuale procedimento per gli ormeggi.

La presenza di De Crescenzo nell’alveo della cronaca recente aggiunge una dimensione pubblica al filone investigativo: la tiktoker, in passato, aveva partecipato a iniziative di protesta legate alla riassegnazione di concessioni demaniali, rivendicando risparmi e regolarizzazioni. La nuova indagine, però, si focalizza su condotte diverse messe in atto dagli odierni indagati, e la responsabilità di ciascuno dovrà essere accertata nel corso del processo.

La complessità della vicenda degli ormeggi napoletani non è nuova: nel corso degli anni la zona di Mergellina è stata al centro di controlli, contestazioni di occupazione abusiva del demanio marittimo e sequestri di strutture e approdi. La notizia attuale cambia solo i protagonisti e i dettagli dell’inchiesta, ma rientra in un filone che riguarda concessioni, vigilanza e sicurezza della navigazione lungo quel tratto di litorale.

Gli inquirenti proseguono le verifiche per chiarire ruoli e responsabilità, distinguendo accuratamente tra fatti accertati e ipotesi investigative. Nel frattempo, la procura ha assicurato che la presunzione di innocenza resta principio fondamentale: le sorprese emerse durante le indagini dovranno essere confermate o smentite dall’esito del procedimento. La situazione resta in evoluzione e potrebbe richiedere ulteriori aggiornamenti non appena saranno chiariti i contorni delle concessioni demaniali, delle autorizzazioni e delle condotte contestate agli indagati.Titolo: Napoli, nuove verifiche sui sei natanti sequestrati: quattro indagati e l’ombra del racket degli ormeggi

Napoli – In un contesto già minato da contese tra gestori e istituzioni portuali, la Guardia Costiera ha concentrato l’attenzione su sei natanti sequestrati nell’ambito di controlli mirati all’attività di ormeggio e noleggio. L’operazione punta a chiarire l’organizzazione dell’attività, la titolarità dei mezzi coinvolti e le responsabilità dei quattro indagati, mantenendo ferma la presunzione di innocenza.

Il dossier giudiziario si intreccia con una storia già nota agli inquirenti: nel 2024, un’inchiesta collegata al racket degli ormeggi portò all’arresto di Rosario Piccirillo e di suo figlio Antonio, accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo le ipotesi investigative dell’epoca, Antonio avrebbe avanzato richieste agli operatori del settore per assicurarsi il controllo di boe, natanti destinati al noleggio e, in alcuni casi, l’assunzione di persone gradite. Tra le presunte vittime figuravano anche Rita De Crescenzo e il marito.

Nel corso del 2025 il caso ha seguito due filoni paralleli: da un lato, il capitolo giudiziario che riguarda il racket, dall’altro gli approfondimenti sui sei natanti coinvolti ora nell’indagine più recente. A giugno dello stesso anno la tiktoker Rita De Crescenzo è stata ascoltata come testimone nel procedimento relativo al racket, fornendo ricostruzioni su episodi già denunciati in passato. Nonostante i contorni si intreccino, le due vicende restano distinte: gli accertamenti sui sei natanti non si sovrappongono automaticamente alla precedente inchiesta su estorsioni e gestione abusiva degli approdi.

La cornice territoriale resta cruciale: il dibattito pubblico che ha visto sit-in e richieste di maggiore trasparenza nelle concessioni e nei bandi pubblici ha evidenziato una tensione protratta tra consuetudine operativa degli operatori storici e nuove procedure autorizzative. A maggio 2025, in particolare, una protesta davanti all’Autorità Portuale aveva acceso i riflettori su come vengono assegnate le concessioni e su eventuali margini di irregolarità nel sistema di gestione degli ormeggi. Tra le voci emerse, quella di una figura di spicco della scena locale ha alimentato il dibattito pubblico, inserendo la discussione su una rete di interessi economici che ha attraversato anni.

L’intervento della Guardia Costiera, ora, è finalizzato a spezzare l’attuale modello ritenuto rischioso per la navigazione: gli accertamenti saranno volti a stabilire se l’attività di ormeggio e noleggio sia stata sviluppata senza i titoli necessari e in condizioni operative non conformi agli standard di sicurezza. Inoltre, si cercherà di accertare chi siano i legittimi titolari dei mezzi sequestrati e quali responsabilità possano ricadere sui quattro indagati coinvolti nell’indagine più recente. In ogni caso, rimane vigente la presunzione di innocenza fino a eventuale decisione definitiva.

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