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In casa, arrestato Valentino Gionta junior: nascosto in una botola

In casa, arrestato Valentino Gionta junior: nascosto in una botola

Valentino Gionta junior, 35 anni, è stato arrestato a Torre Annunziata all’alba. Ritenuto al vertice della storica famiglia camorrista Gionta, è stato rinvenuto all’interno di un rifugio occultato sotto il pavimento di casa, accessibile solo tramite una botola telecomandata. Latitante per venti giorni, ha ceduto alle ricerche delle forze dell’ordine senza riuscire a sfuggire al cerchio investigativo.

L’operazione, condotta dalla Squadra Mobile con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia e l’applicazione di provvedimenti dal gip Marco Discepolo, sancisce un nuovo capitolo nell’assetto criminale della zona: da un lato i vecchi esponenti del clan Gionta, dall’altro le forze emergenti che si richiamano al cosiddetto IV Sistema. Secondo quanto emerso, l’indagine mira a spezzare le dinamiche tra i vertici storici e le nuove leve, ritenute responsabili di percorsi violenti e pressioni sul territorio.

La miccia della violenza esplode all’interno del centro commerciale Maximall il 19 maggio 2025, quando la contesa tra fazioni avviene in un contesto di forti tensioni tra rivali. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la fase iniziale della diatriba è sfociata in una rissa particolarmente cruenta, che ha coinvolto anche un minore presente tra gli astanti. Durante l’alterco, gli aggressori hanno utilizzato oggetti improvvisati come strumenti di offesa, danneggiando arredi e vetrine e provocando immaginabili scenari di paura tra clienti e personale di vigilanza.

Nei giorni seguenti, tra il 19 e il 21 maggio, l’escalation si è trasformata in vere e proprie misure punitive mirate a una rete di contatti legati al gruppo avversario, tra cui un commerciante ritenuto vicino alIV Sistema. L’obiettivo dichiarato dagli esecutori era la chiusura definitiva dell’esercizio, con violenze fisiche e minacce esplicite. L’andamento degli eventi sarebbe stato accompagnato da episodi già registrati nei mesi precedenti, senza che alcuna delle parti fornisca al momento dettagli definitivi sulle responsabilità.

Nel corso delle indagini emergono altre figure legate alla dinamica criminale: tra i destinatari delle misure cautelari figura Marco Scognamiglio, venticinquenne noto al pubblico come Marco Marciano, cantante neomelodico, ritenuto coinvolto nella partecipazione ai raid contro gli esponenti avversi. È stato posto agli arresti domiciliari. Contemporaneamente, è stato disposto l’arresto di Ernesto Gionta, 22 anni, mentre i vertici e i gregari ritenuti i veri esecutori della cupola criminale restano in stato di custodia in carcere. L’operazione è ancora in una fase preliminare: gli indagati mantengono la presunzione di innocenza fino a eventuale pronunciamento delle sedi competenti.

L’indagine evidenzia una mutazione della malavita locale, in cui codici consolidati si intrecciano con volti giovani e nuove alleanze. Il risultato è una mappa criminale in evoluzione, in cui gli spazi commerciali del territorio diventano cinte di controllo e le faide si alimentano di una logica di dominio territoriale. L’analisi degli investigatori sottolinea come queste dinamiche esplichino una pressione continua su piccole imprese, commercianti e residenti della zona.

Gli accertamenti, al momento, proseguono: la procura ha annunciato che si tratta di una fase investigativa in corso, con elementi che restano da chiarire e che potranno definire responsabilità e rapporti tra i singoli indagati. La recente operazione, dichiarano le autorità, rappresenta un segnale chiaro di una caccia alle indagini che mira a sradicare le reti di potere nel tessuto criminale della provincia napoletana, con l’obiettivo di restituire sicurezza a un territorio segnato dall’insicurezza e dalla violenza.

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