Cronaca di Napoli
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Accordo e spese legali svelano un risarcimento da un milione per Domenico Caliendo

Accordo e spese legali svelano un risarcimento da un milione per Domenico Caliendo

Napoli – Un risarcimento stragiudiziale di quasi un milione di euro è stato liquidato dall’Azienda ospedaliera dei Colli in favore della famiglia di Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto il 21 febbraio scorso dopo il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 al Monaldi di Napoli. La delibera numero 785, pubblicata l’8 ottobre 2026 sul sito della struttura, dettaglia i termini economici dell’accordo raggiunto tra le parti.

Secondo quanto riportato, l’impegno economico si suddivide in 960mila euro destinati ai genitori, Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, e poco più di 40mila euro per le spese legali dell’avvocato Francesco Petruzzi. La richiesta di risarcimento era stata presentata al protocollo dell’Azienda il 6 marzo, dando avvio a una trattativa che, non senza momenti di confronto, ha condotto all’accordo definito. La delibera richiama anche la pubblica risonanza del caso: «La vicenda ha avuto uno straordinario clamore mediatico provocando grave pregiudizio all’Azienda», si legge nel testo.

Le parti hanno concordato che l’importo sia riservato fino a oggi; renderlo pubblico nell’atto pubblicato ha permesso di conoscere i termini della transazione. L’accordo non comprende tutte le pretese risarcitorie legate all’intera vicenda: l’avvocato Petruzzi precisa che i 960mila pattuiti “sono al netto delle spese legali e non comprendono i danni derivanti dal reato di falso e dalle spese medico-legali sostenute in occasione dell’incidente probatorio”, stima che potrebbe ammontare ad alcune centinaia di migliaia di euro. Questa scelta, sottolinea il legale, lascia spazio ai genitori per costituirsi parte civile in eventuali procedimenti per omicidio colposo e chiedere ulteriori risarcimenti agli eventuali imputati, tra cui figura il cardiochirurgo Guido Oppido, attualmente indagato.

Un altro fronte della vicenda riguarda i rapporti tra l’Azienda ospedaliera dei Colli e l’ospedale San Maurizio di Bolzano, dove fu prelevato il cuore destinato al bambino. Secondo quanto anticipato da Fanpage.it, l’ente napoletano potrebbe muoversi in sede civile o amministrativa nei confronti della struttura altoatesina. Al centro delle indagini ci sono le modalità di conservazione e trasporto dell’organo: i carabinieri del Nas, coordinati dalla Procura di Napoli con il procuratore aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante, hanno sollevato dubbi su una dotazione dell’equipe partente dal Monaldi ritenuta non adeguata, tra cui un contenitore refrigerato di vecchia generazione e una quantità di refrigerante ritenuta insufficiente.

La ricostruzione degli eventi ha evidenziato, secondo gli investigatori, che durante l’intervento al centro dell’inchiesta sono emerse criticità legate alle condizioni dell’organo da trapiantare. Si sarebbe arrivati al punto in cui la cardiectomia, ovvero l’estrazione del cuore malato, era già in corso quando è emersa l’inutilizzabilità del cuore del donatore, situazione che avrebbe complicato ulteriormente la procedura e posto l’operazione davanti al rischio del non ritorno.

Il quadro resta dunque aperto. Da un lato, la transazione economica relativa al decesso di Domenico Caliendo impone una chiusura consensuale tra parti; dall’altro, l’indagine sulle modalità di conservazione e trasporto dell’organo continua a trattenere l’attenzione delle procure e degli investigatori. Le prossime settimane potrebbero fornire nuove risposte sull’evoluzione dell’inchiesta e sulle responsabilità che verranno eventualmente attribuite, sempre nel rispetto della presunzione di innocenza e della prudenza necessaria in fase giudiziaria.Napoli è al centro di una fase cruciale dell’indagine che vede nove medici coinvolti, tra cui due cardiochirurghi, in relazione alla morte di un bambino. Nel corso del Riesame, Guido Oppido ha mantenuto la sospensione temporanea dall’esercizio della professione, una misura che resta vigente, mentre Emma Bergonzoni ha visto annullarsi la medesima interdizione. Le contestazioni a entrambi riguardano anche l’ipotesi di falso nella documentazione clinica legata al trapianto, accuse che restano al vaglio degli investigatori.

Secondo l’ipotesi dell’accusa, sarebbero stati inseriti elementi nella cartella clinica con l’intento di occultare errori medici. Entrambi i cardiochirurghi sono iscritti nel registro degli indagati per falso, ma si sottolinea che si tratta di un aspetto ancora in fase di accertamento. Accanto a loro, l’inchiesta che riguarda la morte del bambino coinvolge in totale sette medici, anch’essi nel registro degli indagati per omicidio colposo.

A novembre, invece, è previsto un periodo di udienze mirate a discutere i risultati della perizia tecnica disposta dal giudice per le indagini preliminari, Mariano Sorrentino, nel contesto dell’incidente probatorio. L’esito della perizia dovrebbe contribuire a chiarire le cause della morte di Domenico e a definire eventuali responsabilità penali. Parallelamente, è stato concluso un accordo economico con la famiglia della vittima: l’intesa riguarda esclusivamente il versante risarcitorio, lasciando aperto l’ambito del contenzioso penale.

La cornice giudiziaria resta particolarmente delicata perché la perizia, insieme all’esame della documentazione clinica e alle testimonianze ancora da acquisire, potrebbe incidere significativamente sul prosieguo dell’inchiesta. Il Tribunale di Napoli continua a seguire con rigore gli sviluppi, mantenendo la distinzione tra fatti accertati e ipotesi investigative, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Dal punto di vista operativo, la vicenda mette in evidenza i nodi tra trasparenza delle procedure sanitarie e responsabilità professionali in contesti di alta specializzazione. Mentre la magistratura procede con le verifiche e le verifiche tecniche, gli ambienti ospedalieri restano impegnati a garantire, al di là delle esito delle indagini, protocolli di sicurezza e monitoraggio delle pratiche cliniche per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.

In attesa di novità, resta centrale la data di novembre: sarà quella delle udienze che dovranno definire, con l’apporto della perizia, la traiettoria delle responsabilità legate all’esito del trapianto e alle procedure seguite in sala operatoria. Fino ad allora, la questione resta sospesa tra risarcimento civile e accertamento penale, con il Riesame che continua a stabilire i contorni della misura cautelare e la validità delle prove a disposizione.

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