Cronaca di Napoli
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Vertici del clan Beneduce-Longobardi incastrati dopo 30 anni per l’omicidio di boss rivali a Pozzuoli

Vertici del clan Beneduce-Longobardi incastrati dopo 30 anni per l’omicidio di boss rivali a Pozzuoli

La drammatica eredità della camorra nel Rione Toiano di Pozzuoli sta riemergendo in tutta la sua ferocia. Grazie a un’operazione dei Carabinieri coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, si accendono i riflettori su uno dei delitti più atroci della storia criminale locale: un agguato mafioso che risale al 19 giugno 1997, nel quale persero la vita due noti capi clan.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha recentemente emesso un provvedimento restrittivo che coinvolge individui sospettati di essere stati attori principali in un duplice omicidio premeditato, avvenuto in un contesto di faida per il controllo delle attività illecite tra bande rivali. L’accusa di usare il metodo mafioso e di agire per avvantaggiare il potente clan Longobardi-Beneduce rappresenta un ulteriore elemento di gravità.

Nella calda giornata del 19 giugno 1997, il Rione Toiano si trasformò in un vero e proprio scenario di guerra. Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore, all’epoca figure di spicco del cartello in contrasto, furono raggiunti da una pioggia di proiettili. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’operazione offensiva fu meticolosamente pianificata e portata a termine con una violenza inaudita. Le vittime furono braccate e uccise senza pietà, mentre i residenti assistevano impietriti a quella brutale esecuzione.

Il commando, che si muoveva a bordo di un furgone rubato e scortato da altre vetture, agì con determinazione. Dopo un breve inseguimento, il finale fu tragico: un’esecuzione a sangue freddo che evidenziò l’assenza di scrupoli da parte dei killer. Tutto ciò conferma la ferocia dell’epoca e i metodi cruenti usati dalla criminalità organizzata.

Tra i nomi di coloro che furono poi condannati e che si trovano ora al centro delle indagini spiccano quelli di boss noti come Gaetano Beneduce e Gennaro Longobardi, insieme a Salvatore Cerrone e Nicola Palumbo. La magistratura continua a lavorare per dissipare il velo di omertà che avvolge la storia di questi gravi eventi, mentre il peso di queste atrocità rimane inestirpabile nel tessuto sociale della zona.

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