A Castellammare di Stabia, il dibattito sulla gestione dei rifiuti si intensifica con il progetto del Cantiere Unico SAD 2, che prevede una gestione congiunta dei servizi tra Castellammare e Torre Annunziata per otto anni, con un investimento di circa 131 milioni di euro. Tuttavia, i Democratici e Progressisti chiedono una revisione dell’iter attuale e la riapertura del confronto istituzionale per esaminare gli aspetti economici e organizzativi del progetto.
Il servizio attuale, affidato per 53 milioni di euro nel 2023, deve essere analizzato prima di procedere con un nuovo impegno pluriennale. I democratici evidenziano l’importanza di verificare la qualità del servizio in corso attraverso report e dati sulla raccolta differenziata.
Una delle preoccupazioni principali riguarda il dimensionamento del personale e dei mezzi indicati nel nuovo progetto. In particolare, il confronto tra i 204 lavoratori previsti e i 110 automezzi attuali solleva interrogativi sulla capacità operativa e sulla qualità dei servizi.
Inoltre, i Democratici evidenziano che i risparmi stimati nel progetto non sono adeguatamente documentati. Chiedono trasparenza sui vantaggi economici previsti, con dettagli sul confronto tra la gestione unitaria e l’eventualità di appalti separati. La richiesta si estende anche alla pubblicazione di prospetti che rendano chiaro il calcolo dei risparmi pronosticati, con attenzione specifica sui costi del personale e sulle implicazioni per la qualità del servizio.
Infine, resta da chiarire la situazione rispetto al Piano Economico-Finanziario, riguardo agli investimenti iniziali previsti dal progetto, che ammontano a quasi otto milioni. La comunità attende ora che i dettagli vengano resi pubblici, per valutare il reale beneficio di questa nuova gestione per Castellammare e Torre Annunziata.Il dibattito sull’affidamento dei servizi comuni a Napoli si intensifica mentre i Democratici e Progressisti sollevano preoccupazioni riguardo al piano per il Servizio di Assistenza Diretta (SAD) 2. Le loro richieste mirano a ottenere una revisione dettagliata degli investimenti e delle clausole contrattuali, al fine di garantire trasparenza e correttezza nell’assegnazione dei servizi.
In particolare, il gruppo politico ha chiesto chiarimenti su diversi aspetti, tra cui il piano degli investimenti, la vita utile dei beni e le spese di manutenzione. I Democratici e Progressisti sostengono che la quota di ammortamento proposta non rispecchia un approccio lineare e coerente, richiedendo quindi una ricostruzione precisa delle variabili economiche implicate, tra cui il tasso di rendimento interno (IRR), fissato al 34,3%.
Le preoccupazioni non si fermano qui. Tema centrale è anche la questione della fusione dei servizi dei due comuni in un unico lotto, considerata potenzialmente lesiva della concorrenza. I Democratici chiedono un’analisi approfondita del mercato per valutare gli effetti di tale scelta, auspicando un confronto che consideri alternative che possano garantire maggiore partecipazione e competitività per le imprese locali.
In merito alle clausole contrattuali, il partito ha esortato a esaminare con attenzione le disposizioni riguardanti penali e garanzie, evidenziando come la presenza di personale aggiuntivo non debba essere interpretata come prova di inadempimento, richiedendo che eventuali sanzioni siano proporzionate a violazioni specifiche.
Il gruppo ha richiesto anche la ristrutturazione dell’intero iter istituzionale che ha portato alla definizione del SAD 2, chiedendo l’accesso a documentazione fondamentale come il Piano Industriale e il Capitolato, elementi che sono essenziali per garantire una gara giusta e informata.
In aggiunta, è stata messa in guardia circa i rischi di continuare l’iter attuale senza affrontare le criticità sollevate. Tra le possibili conseguenze, l’ipotesi di ricorsi legali, aumenti imprevisti nei costi dei servizi e difficoltà nel passaggio dai gestori attuali ai nuovi assegnatari potrebbero rappresentare rischi tangibili.
Infine, i Democratici e Progressisti concludono ribadendo la necessità di fermare l’iter in corso per riaprire un dialogo costruttivo. Non intendono escludere il modello del Cantiere Unico, ma richieste sono chiare: un’assegnazione equa, supportata da dati verificabili e da costi ben definiti, in grado di tutelare tanto gli enti quanto i cittadini.
