Sfruttamento ai cantieri Tav Napoli-Bari: turni ultrasfruttanti, paghe da fame e baracche nell’estate. Al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli, e depositata nell’ordinanza della gip Federica Girardi, c’è un circuito che muove capitali illeciti verso l’Egitto tramite fatture inesistenti, con ARECO S.r.l. e un intermediario egiziano noto come Salah tra i protagonisti.
La rete investigata riguarda i cantieri della linea ad alta velocità e dell’alta capacità Napoli-Bari, con una presenza concentrata tra Napoli, Avellino e Benevento. I lavori si svolgevano in particolar modo nei distretti dei grandi consorzi di appalto: NACA V ad Afragola, Hirpinia AV a Grottaminarda e Telese a Torrecuso. Al centro dell’inchiesta c’è ARECO S.r.l., società formalmente con sede a Portico di Caserta, attribuibile a Dante Salzillo e Raffaele Salzillo, insieme all’intermediario di origine egiziana, Ali Salah Ali Abdelati, chiamato appunto “Salah”.
Secondo l’ordinanza firmata dalla gip napoletana, i lavoratori extracomunitari venivano reclutati, impiegati e sfruttati sfruttando la loro clandestinità e la disperazione, spesso privi di permesso di soggiorno, incapaci di comunicare in italiano e privi della minima formazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. L’impostazione del sistema appariva orientata a spezzare i diritti più elementari dei lavoratori, in contesti dove la tutela contrattuale veniva regolarmente elusa.
Le intercettazioni riportate nelle carte descrivono una gestione della manodopera chiamata “disumana” anche sul versante contrattuale. L’11 ottobre 2024, in una conversazione tra Dante Salzillo e Antimo Lugubre, si discute apertamente del trattamento degli egiziani: «Agli egiziani quanto gli dai, 12 euro?». E si sottolinea la presenza di una “fatica” costante: «ma quello è un caporalato… notte e giorno fanno, il giorno in galleria e la notte là… la notte là dormono 3 o 4 ore ed escono di nuovo…». La interlocuzione prosegue con una descrizione di un sistema che vede 34 lavoratori impiegati a Grottaminarda, soggetti al turni massacranti, con notti trascorse nelle baracche durante l’estate.
La presa di coscienza di Salzillo sull’entità del sostegno logistico ed economico della manodopera appare chiara nelle registrazioni: «Eh ma come fai a fare la fatica senza questi qua?». La gestione del personale emerge come un tratto distintivo del meccanismo, con attrezzature, alloggi precari e condizioni che, secondo l’inchiesta, incidono su dignità e sicurezza.
In una seconda conversazione registrata il 7 gennaio 2026, Salzillo discute con l’intermediario Salah circa le buste paga: «Salah senti ma sta persona che sta chiamando da Genova qua, come dobbiamo risolvere sto problema?… Io i soldi li do a te, io i soldi li do a te… a me non mi interessa. Sennò prendo la busta paga e la pago in busta paga alla gente…». Le dinamiche salariali emergono come un volto cruciale del procedimento, con riferimenti diretti a pagamenti in contanti o “pagamenti in busta paga” secondo le operazioni discusse tra le parti.
La verosimile centralità economica della manodopera clandestina appare non solo come elemento umano ma anche come grado di controllo nelle grandi opere: un sistema che, secondo le accuse contenute nell’ordinanza, ha assicurato la disponibilità continua di manodopera a basso costo, con ripercussioni sui diritti fondamentali dei lavoratori e sull’equilibrio economico dei cantieri.
Nell’ambito di Napoli e della Campania, l’inchiesta si inserisce nel contesto delle grandi infrastrutture e della gestione delle commesse affidate a gruppi imprenditoriali della provincia. Le indagini sono ancora in corso e la magistratura mantiene la prudenza necessaria, distinguendo tra indagini, fatti accertati e eventuali responsabilità future.
La vicenda, che colpisce i cantieri delle opere strategiche per il Paese, mette in luce una realtà di sfruttamento che potrebbe aver interessato non solo singoli lavoratori ma l’intera catena di appalto. Le autorità proseguono gli accertamenti per chiarire ruoli, responsabilità e eventuali responsabilità penali, nonché per fare luce sulle condizioni di lavoro praticate nei siti coinvolti. Nel frattempo, la dinamica resta al vaglio degli inquirenti, con sviluppi attesi sulle sedi competenti.Inchiesta a Napoli su sfruttamento della manodopera nei cantieri: arretra la linea di confine tra illegalità economica, potere della camorra e flussi internazionali di denaro. Secondo la Procura, il gruppo avrebbe coordinato operazioni illegali legate a una delle infrastrutture più importanti del Mezzogiorno, intrecciando lavoro nero, false fatturazioni e intrecci con il clan Belforte.
Le intercettazioni descrivono una rete complessa di contatti tra interlocutori che gestiscono la logistica dei lavoratori extracomunitari impiegati nei cantieri. In una conversazione, Dante Salzillo si rivolge a Salah con toni sprezzanti e richieste precise: «Cinquecento euro gli do… a me questa gente qua non mi interessa, non ci voglio avere rapporti sennò me li vado a prendere io gli italiani, hai capito? Mi vado a prendere gli italiani.» Nello stesso filone di conversazioni emerge anche un altro snodo: Salzillo parla con Salah di una quota di denaro da liquidare direttamente tra di loro, spiegando: «Salah non te la devi venire a prendere con me, io i soldi li ho dati a te e tu li devi pagare a questi… la differenza te l’ho data a soldi, hai capito che l’ho data a soldi a te? Se la busta paga esce mille euro e quello deve prendere mille e cinque, io ti ho dato mille e cinque, ok?»
Il quadro investigativo si amplia con riferimenti all’organizzazione di dormitori per i lavoratori extracomunitari. Il 13 marzo 2024 Salzillo avrebbe chiesto a Ferdinando De Laurentiis un immobile destinato a dormitorio, arrivando a descrivere i futuri operai con un linguaggio sprezzante: «Ci devo mettere dentro una decina di talebani».
Dalle baracche ai centri commerciali: l’indagine descrive un sofisticato piano di riciclaggio che avrebbe spinto circa 300 mila euro in Egitto, parte di una strategia notevolmente articolata per l’acquisto di immobili e persino di un centro commerciale intestato a Salah. Intercettazioni mostrano il peso di tali investimenti oltre i confini italiani: «Se ti faccio vedere la villa di Salah in Egitto… Salah si è comprato un centro commerciale… Salah mi ha fatto vedere il bonifico che ha fatto… 300 mila euro la quota sua… Salah dà a campare pure i genitori di questi qua, perché gli mandano le persone…».
Per realizzare i trasferimenti all’estero e aggirare i controlli, tra settembre 2024 Salzillo ed un intermediario avrebbero coinvolto Domenico Di Lilla, che individuò una società cartiera a Marcianise, la NJF S.r.l.s., disposta a ricevere fatture per operazioni inesistenti in cambio di una commissione del 10%. Il piano prevedeva l’emissione di fatture per subappalti edili fittizi da GEOTEC WORK S.r.l.s. di Sesto San Giovanni, con bonifici di anticipo diretti a un conto aperto presso l’estero, presso l’istituto di pagamento Qonto, legato a Olinda S.a.s.
L’intero disegno è stato in parte sventato dai controlli bancari: il 18 ottobre 2024 l’istituto di pagamento ha disposto la rescissione del contratto dopo aver riscontrato anomalie e operazioni sospette, bloccando di fatto il drenaggio dei capitali illeciti verso l’estero.
L’angolo giuridico è chiaro: nel capo d’imputazione figurano aggravanti mafiose, e i reati contestati includono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento aggravato del lavoro e concorso in false fatture, ipotesi finalizzate a agevolare il clan Belforte. Le indagini continuano per verificare eventuali responsabili ulteriori lungo la filiera dei subappalti che caratterizzano una delle infrastrutture strategiche del Mezzogiorno. L’inchiesta, oltre a far emergere violazioni del lavoro e profili fiscali, mette in luce un sistema in cui tecnologia e modernità convivono con baracche, ricatti e sfruttamento invisibile dei lavoratori impiegati nei cantieri.
La dinamica descritta prosegue con l’esame delle responsabilità lungo la catena degli appalti e con l’obiettivo di fare luce su eventuali altre figure coinvolte. Le indagini, affidate alle procure competenti, proseguono per stabilire l’entità reale della rete e per chiarire quali intrecci tra attività economiche, trasferimenti internazionali e presunte protezioni criminali abbiano facilitato tali condotte.
