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L’Alleanza tra clan mafiosi scricchiola: in gioco mezzo milione di euro tra Roma, Napoli e Milano

L’Alleanza tra clan mafiosi scricchiola: in gioco mezzo milione di euro tra Roma, Napoli e Milano

Nelle ultime settimane, l’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia si è concentrata sul clan Senese, il quale, secondo l’ordinanza cautelare siglata dal gip Livio Sabatini, ha instaurato alleanze strategiche con il clan Licciardi di Secondigliano. Questa rete criminale, che opera su più fronti, sta affrontando difficoltà legate a debiti significativi, arrivando a circa mezzo milione di euro, il che mette a rischio la stabilità delle loro operazioni.

Il clan di Michele Senese, detto ‘o Pazzo, riesce a muoversi in diverse regioni, tra cui Lazio, Campania e anche Milano, generando un’immagine di potenza criminale trasversale. L’inchiesta rivela una solida interconnessione tra i Senese e i Licciardi, contraddistinta da una cooperazione profonda, come dimostrano i rapporti tra figure chiave dei due gruppi.

Un episodio emblematico riguarda Massimiliano Barretta, coinvolto in un imponente contenzioso economico. Traspare dalle intercettazioni che Barretta ha accumulato debiti notevoli, sia con i Senese che con il clan Sorrentino, con promesse di restituzione che non rispettava. Le conseguenze del suo comportamento hanno sfiorato la violenza, con un avvertimento da parte del suo stesso zio, Antonio Gaglione, che, già uscito di prigione, minacciava di farlo pagare a caro prezzo.

In questo contesto, già in aula si percepisce un’atmosfera di paura e rispetto, soprattutto quando Angelo Senese, custode degli affari della famiglia, si è trovato a impartire ordini durante un’udienza. La presenza di un coimputato, Antonio Sorrentino, ha ulteriormente evidenziato la frattura all’interno degli schieramenti del clan, peggiorata dal suo scelta di collaborare con la giustizia, un atto visto come tradimento grave.

Le indagini continuano a dipingere un quadro complesso della criminalità organizzata in Italia, dove le alleanze e i conflitti interni possono cambiare rapidamente, e dove le dinamiche di potere sono sempre instabili. Con la presenza di debiti e congiunture pericolose, il futuro dei clan Senese e Licciardi potrebbe essere più incerto che mai.**Inchiesta Sui Senese: Un Mosaico di Finanza Illecita e Intimidazioni**

Un nuovo scandalo colpisce l’organizzazione dei Senese, il cui potere si estende ben oltre le frontiere nazionali. Al centro dell’inchiesta, emerge un intricato sistema di finanziamenti, intimidazioni e collaborazioni con altre consorterie mafiose, in particolare la camorra napoletana e la ‘Ndrangheta.

Angelo Senese, figura di spicco del clan, ha orchestrato recenti manovre intimidatorie, mostrando una freddezza glaciale verso chi, come un ex alleato, ha osato tradire i codici interni. Questo comportamento non è casuale, ma rappresenta una chiara strategia di ostracismo che mira a mantenere intatta l’autorità del clan.

La finanza nera del gruppo, lontana dai più tradizionali guadagni illeciti legati all’edilizia, si riflette in un flusso costante di capitali diretti verso la Svizzera. Qui, due società, la Sofiferge SA e la Silversquare SA, fungevano da veicolo per movimentare ingenti somme, gestite direttamente da Senese tramite Tonino Leone, un imprenditore operante in territorio elvetico.

Questi capitali hanno servito a sostenere non solo gli affari dei senesi, ma anche di altri imprenditori romani, come i contitolari della ITB S.r.l., che hanno ricevuto un prestito da un milione e mezzo di euro. Tali operazioni indicano un approccio avanzato della criminalità organizzata, capace di costruire alleanze strategiche e di operare con una raffinata capacità imprenditoriale.

Il quadro delineato dall’inchiesta rivela un’organizzazione mafiosa non solo temuta, ma anche incredibilmente astuta, in grado di gestire e investire patrimoni miliardari, mantenendo al contempo un profilo basso e nascosto dall’ombra. Le modalità operative, che includono patti di sangue e intimidazioni in sede legale, pongono seri interrogativi sulla capacità delle autorità di contenere un fenomeno così radicato e complesso.

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