Una recente maxiperizia sul caso del piccolo Domenico ha rivelato un aspetto sconcertante: il bambino avrebbe potuto essere salvato, se solo fosse stato disponibile un cuore artificiale. Questo non è semplicemente un caso giudiziario, ma un’importante questione che tocca numerose famiglie a Napoli, in particolare quelle che si trovano ad affrontare l’insufficienza cardiaca grave nei bambini. La città è attualmente in grado di fornire le risposte necessarie in modo tempestivo e adeguato?
È evidente l’urgenza di un progetto sanitario ben strutturato che integri ospedali, sistemi di trasporto d’emergenza e politiche sanitarie regionali. È fondamentale istituire un hub pediatrico di riferimento, capace di attivare senza indugi una dotazione essenziale, comprendente macchine per ECMO e dispositivi di assistenza ventricolare pediatrica, assieme a personale specializzato, tra cui chirurghi cardiaci pediatrici e perfusionisti reperibili e una terapia intensiva pediatrica adeguatamente attrezzata.
In aggiunta, è necessaria una rete di ospedali ‘spoke’ con protocolli condivisi e una squadra mobile di retrieval formata da medici, infermieri e tecnici, che possano intervenire rapidamente per il trasporto dei pazienti, sia su ambulanze che mediante elisoccorso. I tempi di trasferimento possono risultare cruciali e incomprimibili.
I costi per la realizzazione di questa rete non sono trascurabili, ma possono essere gestiti e giustificati. L’acquisto dei macchinari e dei dispositivi può variare da decine a centinaia di migliaia di euro per unità, mentre l’allestimento di letti dedicati, insieme a infrastrutture e formazione specialistica, richiede investimenti che possono anch’essi raggiungere cifre elevate. Tuttavia, anche i costi operativi, che includono il personale attivo 24 ore su 24, consumabili, manutenzione e programmi di follow-up, devono essere considerati come una spesa sanitaria fondamentale, necessaria per salvare vite e prevenire disabilità gravi, rappresentano un valore economico nel lungo periodo.
Dunque, quali sono i passi necessari per andare avanti? È cruciale individuare un polo sperimentale, destinare risorse regionali, cercare co-finanziamenti nazionali e privati, avviare programmi di formazione con centri pediatrici di riferimento e istituire un registro regionale dei casi per monitorare i risultati e la qualità dei servizi. Le tempistiche reali per una fase pilota potrebbero oscillare tra i 12 e i 24 mesi, con obiettivi misurabili in termini di rapidità di intervento e tassi di sopravvivenza miglioratissimi.
La maxiperizia che chiede un cuore artificiale non rappresenta soltanto una constatazione da considerare: è un segnale d’allerta e un’opportunità. Napoli deve trasformare questo dramma in un progetto concreto, riducendo trasferimenti in extremis e aumentando le possibilità di sopravvivenza per i nuovi nati e i malati. Questo impegno, benché sfidante, rappresenta una scelta di civiltà che merita attenzione, programmazione e finanziamenti immediati.
