La Campania si trova al primo posto in Italia per reati legati al mare e alle coste, una posizione preoccupante che ha ripercussioni quotidiane sulla fascia costiera partenopea. I dati del report evidenziano sfruttamenti illeciti, scarichi inquinanti e abusi edilizi, compromettendo seriamente la qualità dell’acqua e la fruizione delle spiagge.
Le conseguenze sono visibili: buche sulla sabbia, aree portuali congestionate e una gestione fognaria che spesso emerge in superficie. La complessa situazione è aggravata da una costa fortemente urbanizzata e dalla continua pressione turistica, elementi che richiedono interventi urgenti e coordinati.
Per affrontare questa sfida, è necessaria una presenza costante sul territorio, con l’adozione di tecnologie avanzate come motovedette e droni per il monitoraggio delle coste. Investimenti mirati nella rete fognaria e nei depuratori sono fondamentali, prioritizzando le aree più frequentate da bagnanti e pescatori.
Inoltre, è urgente creare un database condiviso tra le istituzioni coinvolte, come il Comune, la Capitaneria di Porto e le ASL, per velocizzare le segnalazioni e le sanzioni. Non basta reprimere: serve una strategia di prevenzione che stabilisca limiti alla cementificazione lungo le coste e promuova progetti di recupero per le spiagge.
È essenziale coinvolgere porti e marinerie come attori attivi nella salvaguardia del mare, evitando conflitti di interesse che possano ostacolare i provvedimenti necessari. La situazione attuale non è un destino ineluttabile: è un invito a investire con decisione, coordinare gli sforzi e fare delle scelte significative. Se Napoli desidera realmente proteggere il proprio mare, è tempo di agire, senza ulteriori indugi.
