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“Domenico, la richiesta della famiglia Caliendo: accertamenti su omicidio volontario”

“Domenico, la richiesta della famiglia Caliendo: accertamenti su omicidio volontario”

Napoli – La tragica vicenda di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni deceduto il 21 febbraio dopo un fallito trapianto cardiaco, solleva ora dubbi gravi riguardo alla responsabilità medica. L’attenzione si sposta infatti da una possibile imperizia professionale a ipotesi di omicidio volontario, qualora si confermasse una colpa grave per attraverso omissione.

A richiedere un inasprimento delle accuse è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori, Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino. Questo cambiamento di strategia legale è motivato dai risultati della perizia medico-legale disposta dalla Procura, che ha rivelato dettagli inquietanti sulle decisioni cliniche prese.

Al centro del nuovo atto d’accusa figura la scelta di non passare dal supporto vitale ECMO a uno più appropriato, il Berlin Heart EXCOR, dopo il fallimento del primo tentativo di trapianto. Domenico era rimasto connesso all’ECMO per sessanta lunghissimi giorni. Secondo i periti, vi era una finestra temporale tra fine dicembre 2025 e i primi giorni di gennaio 2026, periodo in cui sarebbe stato possibile effettuare il cambio.

La prolungata permanenza sull’ECMO ha gravemente compromesso la salute del piccolo, eliminando ogni possibilità di un nuovo intervento, nonostante un cuore compatibile fosse disponibile il 17 febbraio 2026. Purtroppo, Domenico era ormai in condizioni critiche per affrontare l’operazione e quattro giorni dopo è deceduto.

L’integrazione di querela presentata dall’avvocato Petruzzi mette in discussione non solo le competenze del cardiochirurgo Guido Oppido, ma anche la sua consapevolezza delle conseguenze delle sue azioni. Non si tratta di valutare un errore, ma se Oppido fosse a conoscenza del fatto che mantenere il supporto vitale sull’ECMO avrebbe portato alla perdita della possibilità di un secondo trapianto e, quindi, alla morte del bambino.

Il nodo cruciale del caso è la valutazione della responsabilità: si richiede di accertare se vi sia stata una volontaria accettazione del rischio che ha portato a questa tragica situazione, spostando così il focus dalla semplice colpa al dolo. In altre parole, se Oppido avesse previsto l’esito fatale e ha comunque scelto di non cambiare il supporto, potrebbe aver commesso un reato e non semplicemente un errore professionale.### Ombre sui Verbali dell’Heart Team: Il Caso di Guido Oppido

Un nuovo capitolo dell’inchiesta che coinvolge l’Heart Team si apre con rivelazioni preoccupanti, che suggeriscono la possibile manipolazione dei fatti durante una riunione cruciale. Il 13 febbraio 2026, Guido Oppido sarebbe stato registrato mentre esprimeva una dichiarazione categorica riguardo all’uso di un sistema biventricolare con doppio Berlin Heart. Secondo quanto riportato, l’opzione era stata “già valutata e scartata fin da fine dicembre a causa dell’alto rischio infettivo”.

Tuttavia, l’avvocato Petruzzi ha messo in discussione questa giustificazione, supportando la sua posizione con una perizia d’ufficio. Dai documenti clinici analizzati, risulta che non c’è traccia di alcuna riunione multidisciplinare svolta a fine dicembre, in cui si sarebbe discusso del confronto tra ECMO e VAD. Inoltre, non esiste un’analisi formale del rapporto rischio-beneficio né evidenze scritte che giustifichino l’esclusione iniziale del Berlin Heart.

La difesa, nel suo atto, sottolinea con prudenza che la mancanza di documenti non può di per sé costituire prova di falsità. Tuttavia, il vuoto documentale rappresenta un punto critico su cui la Magistratura dovrà indagare. È possibile che la decisione di escludere il Berlin Heart sia stata frutto di una valutazione medica ponderata, oppure si tratta di una scusa elaborata ex post, una volta che il danno era già stato fatto? Spetterà alla Procura chiarire se la frase registrata nei verbali corrisponda alla verità o se si tratti di un tentativo di nascondere una condotta letale.

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