In seguito alle prime segnalazioni su presunte cene, regali e telefonate finalizzate a favorire subappalti nei cantieri TAV della tratta Napoli‑Bari, gli elementi raccolti dalla stampa e dalle fonti investigative sono confluiti in un fascicolo della Direzione Distrettuale Antimafia/Procura di Napoli.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche e gli atti d’indagine, depositati nei giorni dell’11–12 settembre 2026, la Procura ha avanzato richieste di misure cautelari per decine di persone (la stampa riferisce di circa 41 misure richieste e circa 49 indagati complessivi). Nel fascicolo compaiono nomi di società e persone, tra cui Areco s.r.l. e i fratelli Dante e Raffaele Salzillo, indicati come punti di raccordo tra alcuni operatori economici e presunti referenti di clan locali (tra cui il clan Belforte/Mazzacane), secondo quanto riportato dalla stampa.
È fondamentale sottolineare che si tratta di ipotesi investigative riportate sia dagli organi d’informazione sia nel fascicolo della Procura: le richieste della Procura non corrispondono automaticamente a misure eseguite e la vicenda è nella fase delle indagini e dell’eventuale vaglio del giudice per le indagini preliminari. Fino a provvedimenti definitivi, va rispettata la presunzione di innocenza e la massima prudenza nella comunicazione dei nomi e delle responsabilità.
Se le accuse fossero confermate, le ricadute sull’economia locale napoletana sarebbero rilevanti. La sistematica violazione delle procedure trasparenti non solo rappresenta un problema etico e penale, ma mette a rischio l’accesso delle piccole e medie imprese locali ai lavori e la tenuta occupazionale nella filiera edile. Modalità contestate come affidamenti diretti in deroga, presunte false fatturazioni, restituzioni in contanti, accelerazioni di pagamenti e utilità (Rolex, telefoni, cene) delineano uno scenario in cui le imprese oneste sopportano marginalità ridotte, ritardi nei pagamenti e incertezza sulle responsabilità in materia di sicurezza e condizioni di lavoro.
Di fronte a questa situazione, le segnalazioni e il fascicolo d’indagine dovrebbero essere occasione per rafforzare strumenti di prevenzione e controllo che tutelino le imprese locali e i lavoratori, senza sostituirsi all’azione giudiziaria. Proposte pratiche e attuabili includono:
- Creazione di una piattaforma pubblica di tracciamento dei subappalti con obbligo per le stazioni appaltanti di caricare l’intera catena contrattuale dei cantieri TAV: nomi delle imprese coinvolte, importi contrattuali, subcontratti e cronologia dei pagamenti. La piattaforma dovrebbe integrare le anagrafiche ufficiali (Registro delle Imprese, ANAC) nel rispetto della normativa sulla privacy.
- Obbligo di tracciabilità dei pagamenti mediante bonifici bancari dedicati (o strumenti tracciabili equivalenti), con pubblicazione dei flussi economici significativi per ordine di grandezza e tempistica dei versamenti ai subappaltatori; il collegamento tra piattaforma e casellario dei pagamenti potrebbe agevolare controlli su ritardi o pratiche sospette.
- Rafforzamento delle verifiche amministrative prima dell’aggiudicazione: più stringenti controlli antimafia e DURC aggiornati, verifiche sulla regolarità contabile e sulla regolarità dei subappalti per i consorzi e raggruppamenti che partecipano alle gare.
- Coinvolgimento attivo della Camera di Commercio e dei sindacati locali: la Camera di Commercio può supportare la verifica dei requisiti societari e la trasparenza amministrativa; i sindacati possono partecipare a tavoli di monitoraggio nei cantieri e segnalare anomalie nelle condizioni di lavoro.
- Predisposizione di audit indipendenti e ispettivi sui cantieri TAV, con cadenza periodica e su segnalazione, finanziati o coordinati dalla stazione appaltante e con report pubblici; prevedere sanzioni amministrative e la sospensione temporanea dalle gare per chi risulti coinvolto in gravi irregolarità accertate.
- Canali di whistleblowing protetti e accessibili per operai, fornitori e dipendenti che segnalino pressioni, minacce o pratiche illecite, con garanzie contro ritorsioni.
- Obbligo di motivazione pubblica per affidamenti diretti e deroghe: ogni affidamento in deroga deve essere corredato da una motivazione dettagliata resa pubblica e sottoposta a verifica da parte di un organismo indipendente.
Queste misure devono essere praticabili e compatibili con le norme vigenti: per questo è necessario che le stazioni appaltanti, in raccordo con ANAC, Ministero delle Infrastrutture, Camera di Commercio e le organizzazioni sindacali, definiscano protocolli operativi rapidi da applicare ai cantieri strategici, a tutela delle imprese locali oneste.
Dal punto di vista procedurale, la situazione attuale va seguita con cautela: la Procura ha presentato richieste di misure cautelari che saranno ora sottoposte al vaglio del giudice per le indagini preliminari. Al momento delle verifiche disponibili pubblicamente non risultano, oltre alle richieste, esecuzioni di ordinanze diffusive su larga scala comunicate ufficialmente. Va quindi evitata ogni sovraesposizione mediatica dei nomi fino all’eventuale esito dei provvedimenti giudiziari.
La posta in gioco è alta per Napoli: i grandi progetti infrastrutturali devono diventare un volano per le imprese locali e per l’occupazione, non un veicolo di esclusione e precarizzazione. Accelerare la trasparenza nelle pratiche di appalto e introdurre controlli mirati può contribuire a ricostruire fiducia, tutelare le imprese oneste e garantire che i posti di lavoro promessi dai lavori infrastrutturali si traducano in opportunità reali e durature.
