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Catturato dopo 37 anni il killer del clan Moccia, scriveva dal carcere: “Licenza di uccidere”

Catturato dopo 37 anni il killer del clan Moccia, scriveva dal carcere: “Licenza di uccidere”

**Acerra: Dopo trentasette anni, arrestato il killer di Pasquale Di Buono**

Un episodio di camorra che ha segnato la storia di Acerra si è finalmente chiuso con l’arresto di Giovanni Lombardi, il presunto assassino di Pasquale Di Buono, il cui delitto risale al 10 agosto 1989. Allora, in una calda giornata estiva, il corpo martoriato di Di Buono venne ritrovato in un lago di sangue, vittima di un’esecuzione che portava il segno di un omicidio premeditato da parte della criminalità organizzata.

L’indagine che ha condotto all’arresto di Lombardi è stata possibile grazie al lavoro incessante della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e della Squadra Mobile. Attraverso un’approfondita analisi di archivi e intercettazioni, gli investigatori hanno ricostruito il quadro in cui si inserisce l’omicidio, fatto di segreti e omertà che hanno avvolto per decenni la mala acerrana.

Di Buono, affiliato al clan locale, aveva osato dissentire dalle scelte della leadership mafiosa, un gesto che gli è costato la vita. Le accuse emerse durante le indagini indicano che la sua eliminazione voleva rappresentare un chiaro avvertimento a chiunque avesse considerato di seguire un percorso simile.

Un ulteriore particolare agghiacciante riguarda le modalità con cui il delitto è stato consumato. All’epoca dei fatti, Giovanni Lombardi, allora ventiquattrenne, si trovava in libertà grazie a un permesso premio concesso mentre era in carcere. Invece di approfittare della sua temporanea libertà in un’ottica di riabilitazione, Lombardi ha pianificato e messo in atto l’agguato nei confronti di Di Buono per conseguire il suo obiettivo mortale.

La camorra dell’epoca viveva un momento di mutamento, caratterizzato dalla transizione tra il potere della Nuova Camorra Organizzata e l’emergere di nuovi clan, come quello di Moccia. Questo contesto ha acuito la necessità per le cosche di mantenere un controllo rigoroso, soffocando qualsiasi forma di dissenso interno.

Dopo quasi quarant’anni, il ritorno di Lombardi in carcere è emblematico di un’ancora vivo desiderio di giustizia. L’accusa a suo carico è gravissima: omicidio aggravato dalla premeditazione e per aver agito con metodo mafioso, con l’intento di favorire l’attività illecita della propria cosca. La sua arresto segna un’importante tappa nella lotta contro la criminalità organizzata nel territorio campano, un passo significativo verso la chiusura di un caso che ha segnato profondamente la comunità.

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