Il nuovo corso dell’amministrazione napoletana si profila all’orizzonte, ma suscita già le prime polemiche. Con il rientro nella giunta di volti noti, il sindaco ha deciso di non azzardare cambiamenti spiazzanti: si continua con la stessa squadra di sempre, una scelta che solleva interrogativi tra i cittadini. La nomina di Giovanni Savastano come nuovo vice, con deleghe su sport e politiche giovanili, si fa notare, ma tanti nomi già noti sono stati riconfermati, come l’efficace Rocco Galdi per la Mobilità e Paola De Roberto per le Politiche sociali.
Secondo quanto si apprende, le scelte non hanno stupito gli osservatori più attenti, che vedono in questa continuità un’ammissione di incapacità di innovare. Infatti, Vincenzo De Luca, che si riserva le deleghe più importanti, come Bilancio e Cultura, sembra preferire governare attraverso una centralizzazione del potere, piuttosto che attraverso un’apertura a nuove idee. “I cittadini vogliono sapere se veramente ci saranno riforme”, spiega un residente del centro.
La nuova amministrazione ha promesso un’azione intransigente contro la burocrazia. La parola d’ordine è “Burocrazia zero” e la tempistica di scadenza per le pratiche è fissata in un mese. Ma molti temono che dietro queste promesse si nascondano pressioni sui dirigenti e rischi di incomprensioni burocratiche. “Non si può semplicemente imporre velocità senza considerare la complessità delle situazioni”, avverte un operatore del settore pubblico.
A questo proposito, le nuove misure riguardo alla “Dignità urbana” mirano a mantenere l’ordine nei quartieri, proibendo musica molesta e vendite abusive per le strade. Ma tanti si chiedono se la repressione di queste problematiche, attraverso multe ingenti, non possa avere effetti nefasti sul commercio di vicinato e sulla vivibilità complessiva della città. “Mentre noi cerchiamo di far funzionare le nostre attività, il rischio è di essere colpiti da leggi che penalizzano chi già fatica”, commentano alcuni piccoli imprenditori.
Oltre alle misure punitive, c’è l’impressione che senza un intervento mirato sul lavoro e sulla qualità della vita, la città possa trovarsi a dover affrontare nuove fratture sociali. Così, la domanda resta aperta: Napoli ha bisogno di un’amministrazione che insegua l’efficienza o di una visione di lungo termine che metta al centro il benessere dei propri cittadini?
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