Napoli – Una nuova sostanza sta emergendo nel mercato illecito del narcotraffico napoletano: il frozen hashish. Questa variante di hashish, che promette effetti intensi e duraturi, viene commercializzata a prezzi elevati, fino a 80 euro al grammo. Gli esperti mettono in guardia: dietro a questa allure si celano gravi rischi sanitari, tra cui attacchi di panico e un elevato rischio di eventi cardiovascolari per persone apparentemente sane.
Il 26 agosto, i Carabinieri di Pozzuoli hanno effettuato un primo sequestro significativo. Quattro giovani sono stati fermati per detenzione ai fini di spaccio e, in un box, è stato rinvenuto un barattolo di white hash con un livello di THC del 78,6%. Solo un giorno dopo, a Melito, sono stati intercettati due giovani, uno dei quali già noto alle forze dell’ordine, che avevano a disposizione 45 grammi di frozen hashish, evidenziando un trend allarmante nel traffico di sostanze stupefacenti di alta qualità.
In merito alla distinzione tra white e frozen hashish, il medico psichiatra Riccardo Gatti spiega che non si tratta di prodotti identici. Mentre il white hashish si caratterizza per un processo di purificazione che ne aumenta il contenuto di THC, il frozen è prodotto attraverso lavorazioni a freddo per preservare le ghiandole resinose. Tuttavia, in un mercato clandestino, non c’è alcuna garanzia sulla reale qualità di questi prodotti.
Gatti aggiunge che il mercato delle droghe illecite segue logiche simili a quelle dei mercati legali, dove i prodotti “premium” attraggono una clientela più ampia, garantendo profitti elevati. La continua ricerca di nuove droghe più potenti è necessaria per sostenere la domanda. Una tendenza preoccupante, considerando l’aumento della potenza dei principi attivi rispetto ai prodotti del passato.
Infine, i rischi associati all’uso di queste sostanze non devono essere sottovalutati. Sono diversi gli effetti collaterali collegati, tra cui ansia e paranoia, evidenziando che le nuove varianti di hashish potrebbero rivelarsi vere e proprie “bombe a orologeria” per gli utenti.
Negli ultimi anni, la cannabis è divenuta un argomento di crescente interesse, non solo per il dibattito legislativo ma anche per i suoi effetti sulla salute, in particolare tra i giovani. Secondo il dottor Gatti, esperto nel settore, l’uso di prodotti ad alta potenza può comportare rischi seri, in particolare per chi ha predisposizioni psichiatriche.
L’assunzione di cannabis, anche in individui che non mostrano segni di vulnerabilità, può rivelarsi un fattore scatenante per condizioni psichiatriche latenti come la psicosi. “Peccato che nessuno possa anticipare se un individuo sarà vulnerabile o meno”, avverte l’esperto.
Ma gli effetti non si limitano alla sfera mentale. Gatti sottolinea come recenti studi abbiano messo in luce un allarmante incremento del rischio di infarto, ictus ischemico e insufficienza cardiaca tra i consumatori di cannabis. Questo è particolarmente preoccupante per i soggetti sotto i 50 anni, i quali, pur senza patologie cardiovascolari preesistenti, presentano un rischio triplicato di morte causata da eventi cardiaci.
Il fenomeno del “consumo consapevole” rappresenta un paradosso. “L’industria continua a produrre nuove forme di consumo che, anziché offrire benessere, possono tradursi in danni”, spiega Gatti. Le strategie di marketing sembrano allinearsi con un’utenza in cerca di alternative più salutari, senza però considerare le reali conseguenze delle scelte compiute.
La questione, dunque, si fa complessa: da un lato si assiste a un aumento nella disponibilità e accettazione della cannabis; dall’altro, è fondamentale non sottovalutare gli effetti collaterali e i rischi per la salute, spingendo i giovani a riflessione critica sulle proprie scelte.
