Pimonte – La recente scomparsa di Raffaele Afeltra, noto nella malavita con il soprannome di ‘o Burraccione, segna un significativo cambiamento all’interno degli equilibri criminali delle zone circostanti i Monti Lattari. Afeltra, 69 anni, è stato ucciso in un agguato avvenuto in un’area che frequentava regolarmente, nei pressi della chiesa della Madonna del Pino, mentre si dedicava ai suoi animali.
L’operazione degli assalitori, che si nascondevano nella vegetazione circostante, è stata eseguita con una tecnica di guerriglia che ben ricorda i metodi utilizzati dal boss stesso nella sua gioventù. L’arma utilizzata, un fucile calibro 12, ha assestato colpi mortali a bruciapelo, invocando un messaggio di sfida e di annientamento che ora la Direzione Distrettuale Antimafia sta cercando di decifrare.
La morte di Afeltra riporta alla luce una storia segnata da una violenta faida che ha marimato l’area negli anni ‘80 e ‘90. In quella fase, Afeltra si era schierato con Umberto Mario Imparato e Francesco Di Martino nella sanguinosa guerra contro il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, uno scontro che contò oltre cento vittime e si macchiò di numerosi crimini.
La figura di Afeltra è legata a nomi di spicco della camorra locale, come Giuseppe Gentile, capoclan di Agerola, e Leonardo Di Martino. Le sue relazioni familiari e amicali con elementi di spicco della malavita rendono l’intricato network crime dell’area ancora più complesso e preoccupante, soprattutto in considerazione della storicità delle rivalità e delle vendette tra clan.
Dopo un periodo di latitanza, Afeltra si consegnò alle autorità nel 2019, portando con sé il peso di un’inchiesta che aveva rivelato la rete di alleanze tra i vari gruppi criminali operanti nella regione. Una situazione che non solo mette a rischio l’ordine pubblico locale, ma invita anche a una riflessione profonda sui meccanismi che animano la criminalità organizzata in un contesto già complesso come quello della Campania. Gli sviluppi futuri, inevitabilmente, avranno ripercussioni sia sul mercato illecito che sulla sicurezza della comunità.L’omicidio di Raffaele Afeltra, avvenuto nella serata di ieri, riaccende le preoccupazioni per la stabilità criminale nei Monti Lattari. Afeltra, già condannato per estorsione aggravata e recentemente tornato in libertà, è stato ucciso in un contesto di crescente tensione tra i clan della zona.
Il territorio circostante non è estraneo a episodi di violenza. Nel 2018, l’omicidio di Filippo Sabatino aveva fatto scattare allarmi tra le forze dell’ordine riguardo a una possibile escalation di conflitti legati alle organizzazioni mafiose. Infatti, Sabatino era associato alla cosca Afeltra-Di Martino, e non è un caso che l’omicidio di Afeltra avvenga in un momento così delicato. Le autorità investigano anche su Carmine Zurlo, scomparso nel 2022, il cui caso è legato a questi stessi gruppi criminali.
Le indagini sull’omicidio di Afeltra, che, nonostante fosse un soggetto di “vecchia scuola” della criminalità, stava affrontando una nuova era di rivalità, possono rivelare aspetti complessi. Se le nuove generazioni di narcotrafficanti sono pronte a dare battaglia per il controllo del territorio, è altrettanto probabile che l’assassinio di Afeltra segni un punto di rottura con quella che era considerata la norma.
Secondo gli inquirenti, la sua eliminazione potrebbe essere interpretata come un conflitto tra la tradizione del racket e le nuove leve del narcotraffico. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, infatti, seguono una pista che suggerisce un crescente appetito di autonomia da parte delle nuove generazioni, avide di assumere il controllo economico della zona.
Al momento, non ci sono prove certe sulla motivazione specifica dell’agguato, che potrebbe anche riflettere conflitti pregressi o semplicemente rappresentare l’intento di stabilire nuovi equilibri nella criminalità locale. I carabinieri stanno attivamente cercando di ricostruire i movimenti di Afeltra prima del suo assassinio e raccogliere testimonianze che possano aiutare a chiarire l’accaduto.
Nel contesto dell’omicidio, l’analisi delle telecamere e dei rilievi balistici sarà cruciale per identificare i responsabili e comprendere a pieno le dinamiche che hanno portato all’esecuzione. Le prossime ore saranno decisive per consolidare le indagini e delineare il profilo dei potenziali autori, nonché il contesto in cui si è consumato questo crimine.
