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Cordoglio per l’ex sindaco: applausi e ombre sull’inefficienza amministrativa

Il Consiglio regionale si affida al rituale del cordoglio per la morte dell’ex primo cittadino. Ma i cittadini chiedono altro: fatti, servizi, responsabilità passate e presenti.

Di Redazione3 Agosto 2026 - 17:022 ore fa 2 min di lettura
Addio all’ex sindaco, applausi d’ufficio: il cordoglio che copre l’inefficienza

Se n’è andato un pezzo di storia politica di Napoli, ma il cordoglio ufficiale sembra più facile da esprimere che da rendere concreto. Carlo D’Amato, noto come “Il Sindaco Anni ’80”, ha guidato la città dal 1984 al 1986 e ha servito anche come parlamentare per il Partito Socialista, ma la sua scomparsa riaccende interrogativi sul significato reale delle sue scelte per i napoletani.

I messaggi di lutto istituzionale non tardano ad arrivare. Il Consiglio Regionale della Campania ha diramato una nota per esprimere il proprio cordoglio, sottolineando il suo impegno in attività sociali e politiche significative. “Ha dedicato la propria vita alla politica”, si legge nel comunicato firmato dal Presidente del Consiglio Regionale, ma chi vive quotidianamente nei quartieri più difficili della città sa che le parole possono rimanere vuote.

“Gran parte delle persone non ha mai visto frutti tangibili di quelle promesse”, afferma un cittadino del rione Sanità, dove i problemi economici e sociali non accennano a diminuire. Da quanto emerge dalla ricostruzione iniziale, la memoria di D’Amato è accolta con rispetto, ma molti chiedono che le istituzioni non si limitino a commemorare il passato senza affrontare le sfide del presente.

Nato nel 1943 a Maiori, D’Amato ha rappresentato la generazione di politici che hanno vissuto la ricostruzione dopo il terremoto dell’80, ma adesso la città si chiede: quanto ha inciso realmente sul miglioramento delle vite di chi la abita? Gli appelli a una politica di azione concreta sono accompagnati da un forte desiderio di maggiore trasparenza sulle scelte fatte nel corso degli anni.

La lezione più importante che possiamo trarre da questa scomparsa è che l’assegnazione di titoli e riconoscimenti deve necessariamente accompagnarsi a un esame di coscienza collettivo. I napoletani non vogliono più commemorazioni superficiali. “Ciò che serve sono servizi essenziali, scuole sicure e un futuro che non sia una promessa”, dice un commerciante del centro storico.

Restano ora da chiarire gli ultimi passaggi della vicenda, poiché la questione è ben più di una semplice commemorazione. La vera sfida per chi resta è quella di rendere attuali gli ideali di giustizia e solidarietà che D’Amato rappresentava, con un’azione politica che dimostri di tenere conto delle reali esigenze della popolazione.