Il centrodestra campano si trova in una crisi profonda, un vestito stracciato che mostra le contraddizioni e le incoerenze di una coalizione in netto declino. I risultati delle recenti elezioni a Ercolano hanno fotografato una realtà allarmante: consensi ridotti all’osso e una frammentazione che non promette nulla di buono per il futuro. I candidati, come Luciano Schifone, si sono dovuti accontentare di appena 1.201 voti, un misero 4,59%, svelando l’incapacità di attrarre l’elettorato.
Le patologie del centrodestra non si limitano a questa battuta d’arresto. Stando a quanto emerge dalla ricostruzione iniziale, la presenza di simboli ufficiali è quasi uno miraggio. Forza Italia ha mostrato il proprio marchio in sole sei delle ventisei località chiamate al voto, con risultati imbarazzanti: in ben tre di queste, non si è superato nemmeno l’1%. Come può un partito rivendicare vittorie locali quando le sue fondamenta sono sorrette da una base così fragile?
Nel versante interno, il dibattito si scalda: se da un lato, chiamiamo a raccolta il partito, dall’altro si invocano “verifiche nazionali” e promesse di una ristrutturazione radicale. Massimo Pelliccia, ad esempio, suggerisce di concentrare gli sforzi sui ballottaggi, mentre Fulvio Martusciello tenta di confortarsi con qualche successo nella provincia. Ma queste “vittorie sparse” non alleviano il senso di smarrimento tra gli elettori delle città più grandi, dove gli scivoloni organizzativi continuano a far crescere il malcontento.
“È necessario un cambiamento radicale”, sbotta Severino Nappi, parlando di un “cortocircuito interno” che mina l’efficacia della proposta politica. In un contesto dove le amministrazioni continuano a navigare carenti di servizi essenziali, i cittadini chiedono risposte concrete: scuole sicure, strade transitabili, un sistema di raccolta rifiuti che funzioni senza intoppi.
La vera domanda è quindi: chi ha realmente voglia di trasformare questa situazione? La speranza di un cambiamento si scontra con una continua spartizione di posti e candidature, senza che ci si preoccupi realmente di costruire una proposta che possa rispondere alle necessità di chi vive sul territorio. Le prossime elezioni riserveranno nuove sorprese, ma resta inesorabilmente aperta la questione: basteranno i buoni propositi per evitare di ricadere nello stesso gorgo?
Ercolano, il Pd in silenzio di fronte alla candidatura di un pregiudicato