In Aula il gruppo di Forza Italia ha chiesto che il personale dell’Area Consiglio e delle Commissioni consiliari del Comune di Napoli possa lavorare in smart working per il mese di agosto, invocando l’articolo 7 della disposizione dirigenziale n. 12 del 18 dicembre 2025. La richiesta è stata formulata oggi dai consiglieri Iris Savastano|Iris-Flex, Salvatore Guangi|Guangi-Protocollo e Gennaro Demetrio Paipais|Paipais-Dem, che hanno ricordato come la norma dia facoltà alla dirigente di autorizzare il lavoro agile in presenza di esigenze organizzative specifiche. Tra le motivazioni citate figurano fragilità sanitarie, percorsi di follow-up oncologico, gravidanza, e le difficoltà legate alle alte temperature e al trasporto pubblico estivo.
Il ragionamento sulla tutela della salute è sensato: nessuno vuole negare misure di protezione a chi ne ha bisogno. Ma il problema politico è un altro e va detto senza giri di parole: perché questa opportunità viene ventilata come se fosse un esclusivo lasciapassare per gli uffici più visibili? I cittadini fanno fatica a capire che chi gestisce il consiglio comunale possa avere soluzioni tampone mentre altri servizi restano scoperti o vanno in ferie forzate. La questione non è solo normativa, è di priorità e di immagine: se lo smart working è una risposta ragionevole alle condizioni estive e alle fragilità, allora dovrebbe essere applicato con criteri chiari e omogenei, non dispensato a chiamata come se fosse un privilegio riservato a chi ha voce in Aula.
Lavoro agile: buon senso o privilegio?
La disposizione dirigenziale citata concede discrezionalità e questo è il punto: discrezionalità significa responsabilità amministrativa, non comodo scarico di responsabilità. Se l’Amministrazione comunale decide che ad agosto l’Area Consiglio può lavorare da remoto, deve spiegare in modo trasparente perché quella scelta tutela l’interesse pubblico e non solo il comfort degli uffici. Serve un criterio: rotazioni, garanzia di reperibilità, protocolli per servizi essenziali, e soprattutto pari trattamento per dipendenti con analoghe esigenze in altri settori comunali. Chiedere smart working senza illustrare come si assicura la continuità del servizio è l’equivalente politico di promettere benessere ai dipendenti e ritardi ai cittadini; sì alla salute, no ai favoritismi che puzzano di rituale auto-tutela della casta.
Insomma, il sindaco e la dirigenza hanno oggi la palla in mano: possono scegliere la via della concretezza, adottando criteri pubblici che mettano al centro la tutela dei lavoratori e la funzionalità della macchina comunale, oppure possono lasciare spazio a decisioni affrettate che alimentano la percezione di disparità. I napoletani guardano e pagano tasse, non spettacoli di buonismo selettivo. Se lo smart working è davvero la cura, che si applichi con regole e trasparenza; se è solo un biglietto per evitare la calura estiva in certi uffici, allora meglio dirlo chiaramente e affrontare il problema di petto.
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