Seguici
Notizie live
Caricamento...

“D’Angelo rivela: i Casalesi miravano al 50% dei profitti del parcheggio per il Jova Beach Party”

“D’Angelo rivela: i Casalesi miravano al 50% dei profitti del parcheggio per il Jova Beach Party”

Un nuovo allarme si alza su Castel Volturno, dove l’ombra della camorra sembra farsi sempre più opprimente. Un’ordinanza cautelare del gip Carla Sarno ha colpito la cosca dei Russo, collegata alla storica fazione Bidognetti dei Casalesi. Più di 300 pagine di documenti tracciando i contorni di un sistema criminale radicato, le cui radici affondano nel tessuto economico e sociale della zona.

I verbali del pentito Vincenzo D’Angelo offrono uno sguardo inquietante e rivelatore su questo mondo sommerso. D’Angelo, con legami di sangue con il leader opposto, Costantino Russo, non è un collaboratore qualsiasi, ma un insider che ha navigato le acque torbide della camorra. «La mia appartenenza al clan si è consolidata con il matrimonio con Teresa Bidognetti», racconta, riscrivendo la storia della sua vita criminale a partire dal 2012. Un anno che sembra segnare l’inizio di una nuova era per i clan di Caserta.

Osservando i movimenti delle cosche, D’Angelo descrive una spartizione dei mercati illegali che somiglia a un vero e proprio accordo commerciale. «I Bidognetti controllano il settore dei funerali, mentre gli Schiavone gestiscono il gioco d’azzardo», spiega, tracciando una mappa degli equilibri mafiosi che segnano la vita dei cittadini. Una competizione che, almeno per ora, non sembra preoccupare più di tanto i residenti, la cui routine quotidiana è costretta a convivere con il potere silenzioso delle cosche.

La situazione, già di per sé inquietante, si aggrava quando si esplorano le attività economiche di Costantino Russo. D’Angelo non si trattiene: «Gestisce bar, ristoranti e lidi, ma tutti i guadagni provengono dalle illecite attività del clan». Questo non è un semplice impero commerciale, ma un colosso alimentato da debiti e usura, che ha inghiottito l’economia locale. Le sue parole chiariscono come ogni attività apparente non sia mai estranea al racket, lasciando intravedere una vita sotterranea che i cittadini offtano di mantenere in ombra.

Così, mentre le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia in corso mettono a nudo i legami criminosi, i residenti di Castel Volturno si chiedono come e quando questa spirale possa giungere a una fine. “La situazione è diventata insostenibile”, commenta un commerciante della zona. “Speriamo che la giustizia faccia il suo corso e che si possano vedere cambiamenti veri.”

Intanto, la sensazione che questa storia non sia ancora chiusa aleggia tra le strade. La domanda rimane: quanto tempo ci vorrà perché la comunità possa sentirsi di nuovo al sicuro? Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive nel delineare il futuro di un territorio oppresso ma resistente.

Un vortice di accuse e affari illeciti si è abbattuto sul lungomare di Napoli, interessando non solo il settore della ristorazione, ma anche eventi pubblici di grande richiamo. È qui che l’imprenditore Costantino Russo svela il suo legame con un sistema di affari contorto, secondo quanto emerso dalle recenti dichiarazioni di un pentito.

In principio, il bar “Fontana Bleu”, di proprietà di Vincenzo Galiero, rappresenta l’inizio di una catena di eventi che si intrecciano in maniera inaspettata. La barca di Galiero, con un debito pesante alle spalle, viene affiancata da Russo, il quale acquista inizialmente solo una parte del locale. Questo passaggio segna l’inizio di una rapida espansione degli interessi economici di Russo, che si allunga come un’ombra su altri locali del lungomare, fino a comprendere persino l’affitto di piscine e lidi.

Il racconto del pentito mette in luce anche le tensioni interne alla famiglia Russo, complicate dal controllo delle rendite immobiliari e dalle liti per le eredità. “Ho avuto un violento alterco con Costantino”, rivela il pentito, evidenziando frizioni tra parenti in un contesto dove il denaro e il potere sembrano prevalere su tutto.

Ma non è solo il patrimonio familiare a essere in gioco. Si fa strada l’interesse per la gestione di spazi cruciali durante eventi come il Jova Beach Party, dove i flussi di denaro sono enormi. “Costantino assolutamente voleva entrare nel business dei parcheggi”, rivela il collaboratore, ma il suo piano viene bloccato per la resistenza degli operatori locali, scoprendo una rete di interesse sinistra che si muove dietro a eventi apparentemente legittimi.

Eppure, mentre i dettagli emergono, resta una domanda sul tavolo: quanto di questo sistema è realmente conosciuto e quanto è orchestrato nel buio? “Non mi risulta che Costantino gestisse un parcheggio abusivo”, ammette il collaboratore, lasciando un velo di mistero su potenziali accordi segreti all’interno del clan.

Questa vicenda, che trasmette un senso di urgenza, lascia i cittadini napoletani con molti interrogativi. Cosa ci riserva il futuro in un ambiente dove affari e criminalità si intrecciano in modo così profondo? Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive.

Avatar photo
Autore

La Redazione