Il Consiglio di Stato respinge il ricorso, sancendo la revoca definitiva delle licenze al Grand Hotel La Sonrisa, con impatto su lavoratori e territorio.
La storia del Grand Hotel La Sonrisa, noto punto di riferimento per eventi e celebrazioni, giunge a un epilogo drammatico a Sant’Antonio Abate. Il Consiglio di Stato ha emesso una decisione definitiva: le licenze per le attività di ristorazione e alberghiere sono state revocate, lasciando un segno profondo nella comunità locale, come dimostra il forte legame del locale con gli abitanti e i lavoratori impiegati.
Questa decisione rappresenta la conclusione di un lungo iter giudiziario, iniziato oltre trent’anni fa. “Le irregolarità riscontrate sono gravi e inaccettabili”, spiega un esperto di diritto urbanistico. Si fa riferimento a una lottizzazione abusiva, che ha portato a confische definitive e a un ritiro delle autorizzazioni commerciali, approvato dalla sindaca Ilaria Abagnale. Un caso emblematico di come le normative urbane debbano essere rigorosamente rispettate.
Il Grand Hotel, che nel tempo ha visto trasformarsi la sua natura da fabbricato rurale a struttura di grandi dimensioni, ha dovuto affrontare demolizioni parziali già dal 2010. Nonostante i tentativi della famiglia Polese, eredi del fondatore Antonio Polese, di mantenere aperta la struttura, il recente rigetto del ricorso ha chiuso ogni possibilità di continuare le attività. “La sospensione temporanea ci ha dato un po’ di respiro, ma ora la paura per il futuro è concreta”, racconta un ex dipendente, preoccupato per la sua situazione lavorativa.
Il provvedimento ha un impatto che va ben oltre le mura del Grand Hotel: molte piccole aziende e fornitori locali che dipendono da eventi e ricevimenti in questo luogo ora guardano con ansia a un futuro incerto. Le dinamiche economiche del territorio sono influenzate da tali decisioni, e la questione della legalità urbanistica si fa sempre più urgente nel dibattito pubblico.
Resta da vedere quali misure verranno adottate per proteggere l’indotto economico e sociale. Nel quartiere, molti si interrogano: come si potrà risolvere l’attuale impasse? La vicenda, emersa nelle ultime ore, getta una nuova luce sulle sfide che il Comune e i cittadini di Sant’Antonio Abate devono affrontare in un contesto di crescente attenzione alle normative urbanistiche.
