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Omicidio a Boscotrecase, Guastafierro confessa il delitto di Solimeno

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Dalla lite condominiale alla tragedia, emergono nuovi dettagli sull'omicidio di Salvatore Solimeno a Boscotrecase.

Una tragica escalation di violenza ha scosso Boscotrecase, dove nel pomeriggio di ieri Salvatore Solimeno è stato ucciso in un agguato. I protagonisti di questa storia inquietante sono Antonio Guastafierro, 27 anni, e Fulvio Titas, 33 anni, entrambi con un passato di problematiche legate alla giustizia e al disagio mentale. Guastafierro ha deciso di costituirsi presso la caserma dei carabinieri di Trecase, confessando di essere l’autore dello sparo fatale, una rivelazione che ha sovvertito le iniziali ricostruzioni dell’accaduto.

Secondo quanto emerso, il conflitto che ha portato alla morte di Solimeno deriverebbe da un litigio banale tra vicini, partito da un sacchetto di rifiuti abbandonato in un’area comune. Dopo un primo scambio acceso, è scoppiato il caos. Nel pomeriggio, Guastafierro e Titas, armati e visibilmente alterati, hanno fatto irruzione in un garage, esplodendo almeno tre colpi di pistola. Due proiettili hanno colpito Solimeno, il cui tentativo di rifugiarsi in casa si è rivelato fatale; un proiettile ha infatti reciso un’arteria femorale, causando un’emorragia massiva.

La scena è stata drammatica: la moglie dell’uomo, presente al momento dell’aggressione, ha cercato di intervenire, provando a prestare soccorso con un laccio emostatico, ma senza successo. “Abbiamo sentito un forte rumore e poi il caos”, racconta un vicino, visibilmente scosso dalla violenza dell’episodio.

Dopo la fuga, le forze dell’ordine hanno eseguito un blitz nell’abitazione di Titas, ma inizialmente i due avevano fatto perdere le loro tracce. Solo in serata si sono costituiti, con le indagini che ora puntano a chiarire il movente, apparentemente legato a una banalità condominiale. I tecnici dell’investigazione hanno trovato tracce di polvere da sparo su entrambi, aggravando la loro posizione. Sequestrati anche una pistola con matricola abrasa e resti dell’arma utilizzata nell’aggressione.

Attualmente, Guastafierro e Titas si trovano nel carcere di Poggioreale, in attesa di ulteriori sviluppi. Le domande rimangono molte: come un litigio per un sacchetto di rifiuti possa trasformarsi in un tale orrore è una realtà difficile da accettare per i residenti del quartiere. Resta alta l’attenzione sull’evoluzione di questa drammatica vicenda, con la comunità in attesa di ulteriori chiarimenti dalle autorità.