Una nuova offensiva dello Stato scuote Arzano e i quartieri limitrofi di Napoli, dove diciannove persone sono state colpite da un’ordinanza di custodia cautelare per reati che fanno tremare i palazzi e il commercio locale. Questo è il risultato di un’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha messo nel mirino il “clan della 167”, legato agli “Amato-Pagano” e noto per controllare il territorio.
Il Giudice per le indagini preliminari, Nicoletta Campanario, ha firmato l’ordinanza che ha portato diciassette di questi individui direttamente in carcere. Secondo quanto emerge dalla ricostruzione iniziale, le accuse principali includono associazione mafiosa, estorsioni e usura. Una situazione che non solo aggrava le tensioni interne del gruppo, ma colpisce duramente anche le vite quotidiane di chi vive e lavora in questi quartieri.
Gli investigatori, supportati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, hanno scoperto che accanto alle tradizionali attività illecite come il racket e gli omicidi, l’usura sta emergendo come un affare proficuo, soffocando ulteriormente l’economia locale, già piegata sotto il peso del pizzo imposto a commercianti e imprenditori. “La situazione ha creato molta preoccupazione nella zona,” confida un residente di Arzano.
La forza di questa operazione è rappresentata anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che hanno svelato non solo la struttura del clan, ma anche metodi di punizione brutali usati al suo interno. Secondo i riscontri, i contrasti tra affiliati venivano risolti con violenti pestaggi, creando un clima di paura e oppressione che si riflette su tutta la comunità.
Tra i nomi emersi, spiccano figure notoriamente vicine al clan, tutte residenti ad Arzano o nei comuni limitrofi, a dimostrazione del radicamento di questa consorteria. Con l’inchiesta che continua, nel quartiere cresce l’attenzione e la preoccupazione, mentre molti si chiedono quale sarà il futuro di una comunità già provata da anni di malapolitica e criminalità. Intanto, restano da chiarire gli ultimi passaggi della vicenda.

