Cronaca Giudiziaria
Pentito svela: «Stesa al Parco Verde mentre Meloni era in visita»
C’è una tensione palpabile nell’aria di Caivano, dove il controllo camorristico sembra cambiato nel segno della violenza. Le ultime rivelazioni di Raffaele Bervicato, ex membro del clan Angelino e ora collaboratore di giustizia, hanno fatto tremare le fondamenta di un potere che si pensava intoccabile. “Siamo in un momento di grande instabilità”, sottolinea un ufficiale delle forze dell’ordine che sta seguendo l’inchiesta.
Nell’ultima settimana, un’operazione ha portato all’arresto di undici faccendieri legati al clan. L’indagine, supportata da video e intercettazioni, ha rivelato un quadro inquietante: un conflitto interno tra bande che si battono per il controllo delle piazze di spaccio di droga. In un clima di crescente insicurezza, la spirale di violenza pare non avere fine.
A capo di questa lotta sanguinosa c’è Giovanni Barra, un nome che rimbalza tra le strade di Caivano come un tamburo assordante. In estate del 2023, con l’arresto del boss Antonio Angelino, Barra ha saputo approfittare del vuoto di potere creato per lanciarsi in un inarrestabile percorso di ascesa. “Si occupava inizialmente di droga, ma poi è passato anche all’estorsione, ottenendo il consenso del boss”, racconta Bervicato.
La scena si fa ancor più drammatica quando le “stese,” le sparatorie tra le bande, irrompono nella quotidianità del quartiere. Gli spari riecheggiano e i residenti si rifugiano nei loro appartamenti, ansiosi e spaventati. “Purtroppo, non possiamo garantire la sicurezza in questo momento. La comunità è sotto pressione”, afferma un agente locale, visibilmente scosso dagli eventi.
Mentre il conflitto infuria, la coincidenza è agghiacciante: le sparatorie si intensificano proprio quando il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, visita il Parco Verde per promettere una bonifica del territorio. “La camorra ha la sua agenda, e non si ferma per le promesse”, riflette Bervicato, puntando il dito contro la mancanza di sostegno concreto alle popolazioni vulnerabili.
L’ombra del crimine organizzato si allunga sul futuro di Caivano, e il dibattito è acceso. Cosa servirà per spezzare questo ciclo di violenza? Gli interrogativi restano aperti tra le strade di un quartiere sempre più in balia del terrore. La popolazione si chiede, ansiosa: quando sarà la volta giusta per reclamare la propria vita?La guerra tra bande a Caivano è tornata a esplodere, e questa volta sembra sfuggire completamente di mano. Se pensate che le sparatorie si limitino alle strade, vi sbagliate di grosso. I gruppi locali hanno portato il conflitto sui social, trasformando Instagram in un’arena virtuale di minacce e sfide. Ieri, un testimone ha raccontato agli inquirenti di una videochiamata inquietante. “Ho visto Francesco Pezzella mostrarci le armi – ha riferito – erano tutte sul tavolo”.
Il racconto pare uscito da un film, ma è la cruda realtà di un quartiere che non riesce a trovare pace. Quei nomi, Pezzella, Barra, Russo, pesano come macigni. Il gruppo di Pezzella, ex signore di una piazza di cocaina, ha cercato di arruolare nuove reclute, minacciando chi si oppone. La vendetta dei Maugeri è stata brutale: “Sotto casa sua c’è stata una vera e propria battaglia. È successo ad agosto 2023”, ha confermato un informatore. È l’eco di un conflitto che getta un’ombra inquietante su Caivano, dove ogni errore può costare caro.
Via Uganda, cuore pulsante dello spaccio, è diventata il nuovo obiettivo della strategia del terrore del gruppo Barra-Ciccarelli. In un’interrogatorio, il pentito ha anche confuso i nomi dei protagonisti: “Pensavo fosse Domenico Buonomo, ma in realtà era Di Micco”, ha chiarito, aggiungendo che i colpi sparati erano diretti a segnare il territorio. Questi errori nelle dichiarazioni alimentano una tensione palpabile tra i clan: la guerra si combatte anche con la parola, e ogni scivolone può rilevarsi fatale.
Il clima è teso, e i cittadini vivono nel terrore. Perché se il traffico di droga alimenta profitti enormi, la risposta delle forze dell’ordine sembra sempre in ritardo. “Non possiamo continuare così”, ha denunciato un residente, “ci devono proteggere, non possiamo vivere con la paura in casa”.
La pax mafiosa che regnava un tempo a Caivano è definitivamente saltata, e le conseguenze si manifestano in un balletto di arresti e ritorsioni. A chi toccherà ora? I boss si guardano le spalle, mentre la guerra delle bande si intensifica, ogni giorno di più. Ma sarà sufficiente per riportare la calma in un quartiere sull’orlo di un’escalation senza fine?