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Cronaca

Morte di Diego Marmo, il pm che scosse Napoli con il caso Tortora

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Morte di Diego Marmo, il pm che scosse Napoli con il caso Tortora

Napoli – Nella quiete di una domenica che prometteva routine, è arrivata la notizia di un addio che getta una lunga ombra su una delle pagine più oscure della giustizia italiana. Diego Marmo, il magistrato napoletano, è scomparso all’età di 88 anni, lasciando dietro di sé il peso di un passato controverso.

Le esequie si terranno domani, 5 maggio, alle ore 11:00 presso la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini in piazza degli Artisti. Un luogo che, oggi, risuonerà di ricordi e polemiche. “Marmo era un uomo combattivo, ma ha portato sulle spalle una responsabilità enorme. È giusto che la sua figura venga discussa, anche ora che se n’è andato”, commenta un anziano residente di Torre Annunziata, scosso dalla notizia.

Diego Marmo era noto per il suo rigore, ma soprattutto per il ruolo primario che ha avuto nel processo a Enzo Tortora. Era la metà degli anni Ottanta quando il celebre conduttore di Portobello venne ingiustamente arrestato, accusato di associazione camorristica basandosi su dichiarazioni di pentiti non sempre attendibili. Le parole di Marmo in aula furono dure e spietate: “Un cinico mercante di morte”, esclamava, mentre richiedeva un’inaspettata condanna di dieci anni di carcere. Un dramma che segnava non solo la vita di Tortora, ma tutta l’Italia, in un periodo in cui la giustizia era spesso costretta a piegarsi a dinamiche complesse e inquietanti.

Questo calvario psicologico e fisico per Tortora si concluse solo anni dopo, con la sua assoluzione in Appello. Eppure la macchia dell’ingiustizia era rimasta, imprimendo nel tessuto sociale una ferita profonda. “Molti in città non dimenticano”, spiega una giovane attivista per i diritti civili. “Le sue scelte hanno segnato generazioni e il dibattito non si spegne”.

La vita di Marmo ha assunto un nuovo corso nel 2014, quando, travolto dalle polemiche per il suo passato, si è dimesso dall’incarico di assessore alla Legalità a Pompei. Le dichiarazioni di scuse sono arrivate, tardive ma cariche di riconoscimento del proprio operato e delle sue omissioni. “Ho sbagliato”, affermò in un’intervista, chiedendo perdono alla famiglia di Tortora. Un’ammissione che ha sollevato un polverone, ma ha anche portato un certo sollievo, rappresentando un tentativo di riparazione in un sistema che, spesso, perdona poco.

La figura di Marmo, oggi, è oggetto di discussione accesa. I napoletani si interrogano: la responsabilità di un magistrato è solo tecnica o deve includere anche un etico senso di giustizia? La sua morte ha riacceso il dibattito su giustizia e verità, due elementi che stanno sempre sul filo dell’equilibrio in una città come Napoli. I ricordi di Tortora e la figura di Marmo continueranno a essere le ombre di una storia che nessuno sembra pronto a dimenticare.

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