Cronaca
Femminicidio di Anna Borsa: confermato l’ergastolo, Napoli reagisce col dolore
L’eco degli spari riecheggia ancora tra le strade di Pontecagnano Faiano. È il racconto di un femminicidio che ha scosso Napoli, l’ombra di una violenza che sembra non avere fine. Alfredo Erra, di 34 anni, è stato condannato all’ergastolo bis per aver ucciso la sua ex fidanzata, Anna Borsa, di 30 anni, mentre tentava di togliersi la vita subito dopo. «Abbiamo dovuto affrontare un caso di violenza che lascia senza parole», ha dichiarato un ufficiale dei Carabinieri presente al processo.
Il 1° marzo 2022, la giornata iniziò come tante altre. Anna stava lavorando nel suo salone di bellezza, ignara del tragico epilogo che l’attendeva. Dopo aver interrotto la relazione con Erra, si era trovata intrappolata in un incubo di stalking, un dolore silenzioso alimentato da minacce e vessazioni. Gli investigatori hanno ricostruito un quadro allarmante: pedinamenti, telefonate notturne, messaggi inquietanti. La giovane era costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane per cercare di sfuggire a quel tormento.
«Non aveva mai denunciato per paura delle ritorsioni», racconta un amico di Anna, visibilmente scosso. La sera prima della tragedia, Anna aveva condiviso con il suo nuovo compagno, Alessandro, il timore incessante che la circondava. Ma quel giorno fu diverso. Quando Erra si presentò per l’ennesima volta al salone, sembrava portare con sé un’apparente normalità, una valigia come scusa per un ‘saluto’.
Stavolta non si sarebbe allontanato. Con un gesto fulmineo, si è diretto verso il retrobottega, dove ha aperto il fuoco. Il colpo ha messo fine alla vita di Anna, lasciando un segno indelebile in chi l’amava. Alessandro, accorso alle urla, ha subito anche lui i colpi, ma la scena era già di una brutalità inimmaginabile.
Dopo attimi di pura follia, Erra tentò di fuggire, rifugiandosi in una piazzola di sosta lungo l’autostrada del Mediterraneo. Pochi avrebbero potuto immaginarlo, se non per le notizie che giravano su di lui nei bar del quartiere. Ma quella categorizzazione, purtroppo, non basta per arginare un problema che tocca tutti noi in vari modi.
Ora, con la sentenza emessa dalla Corte di Assise d’Appello di Salerno, il caso di Alfredo Erra diventa un simbolo di speranza e di denuncia contro la violenza domestica. Ma la vera domanda è: cosa deve ancora accadere affinché le vittime trovino la forza di parlare? Le strade di Napoli sono piene di storie come quella di Anna, storie che meriterebbero di essere ascoltate, per non essere più costrette a vivere nell’ombra.