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Cronaca

“Emergenza a Napoli: il clan dei Panzaruttari comanda dal carcere con videochiamate”

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“Emergenza a Napoli: il clan dei Panzaruttari comanda dal carcere con videochiamate”

Il carcere non è mai stato un ostacolo e i boss del clan Nobile di Afragola lo sanno bene. Appena entrati dietro le sbarre, il pensiero corre a come riprendere il controllo del territorio. “Questa situazione deve sempre essere sotto controllo”, afferma un ufficiale delle forze dell’ordine, riassumendo la micidiale essenza della camorra.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Giudice Federica Colucci non lascia spazio a dubbi: 23 affiliati sono accusati di gestire operazioni di un’organizzazione mafiosa tramite smartphone introdotti illegalmente in carcere. Usati non solo per comunicazioni affettive, ma veri e propri summit di camorra, senza alcun freno.

A guidare questa rete clandestina c’è Raffaele Nobile, rinchiuso nel carcere di Siracusa. Con un cellulare a disposizione, non perde un colpo; attraverso videochiamate, mantiene i legami con il resto della sua famiglia, da Giuseppe a Spiedino, fino a Topolone. Di certo, non si parla di dolce vita, ma di operazioni criminali. Le intercettazioni dei Carabinieri non lasciano dubbi: “Non ci siamo messi a chiacchierare di come va la vita”, stacca un agente.

La caccia agli smartphone diventa cruciale. Per Antonio Nobile, detto Spiedino, il telefono non è un semplice accessorio ma una necessità vitale. “Quando arriverà il telefono?”, chiede ansioso durante una videochiamata con il cugino. La tensione è palpabile. Ogni attesa potrebbe significare un passo indietro nel business illeciti. E quando finalmente riesce a connettersi, la formalità è superata: “Eh, la prima volta che chiama a videochiamata?”, chiede un altro sodale.

In questo gioco di strategia e comunicazione, l’approccio di Pasquale Nobile è diventato ancora più avanzato. Solo sui social, snobbando il tradizionale servizio telefonico, mantiene i contatti in modo furtivo. “Dove sta il numero di Pasquale?”, si chiede uno dei parenti, interdetto. “Lo tengo solo su Instagram io a papà!”, confida Raffaele, svelando un metodo che sfugge alle reticolate indagini.

Le maglie della sicurezza sembrano larghe, con detenuti che comunicano tra carceri diverse. Luigi, rinchiuso a Secondigliano, chiama il padre Giovanni, in un altro penitenziario, grazie a uno smartphone. La situazione, fino ad oggi, ha alimentato una rete di connessioni virtuali che l’operazione dei Carabinieri ha finalmente colpito con forza. I “Panzaruttari” sono stati riportati all’isolamento, ma ogni carcere nasconde nuove insidie.

Fino a quando la camorra continuerà a trovare strade alternative, la lotta sarà sempre in corso. E la domanda resta: quanto è davvero sicura la nostra società contro questi network criminali?

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