Cronaca
Tragedia sul lavoro a Napoli, dopo 15 anni l’imprenditore Pacelli si dichiara innocente
Una tragedia che si protrae da quasi vent’anni si è finalmente chiusa con un verdetto di assoluzione. Alberico Pacelli, imprenditore di Alvignano, ha visto riconosciuta la propria innocenza dopo un calvario giudiziario che aveva avuto inizio nel lontano maggio 2009. La corte di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito che non c’era insussistenza del fatto, liberando Pacelli da accuse che lo hanno accompagnato per oltre un decennio.
La storia inizia con la morte di uno dei suoi operai, trovato a terra con una grave frattura al cranio. L’accusa sosteneva che l’uomo fosse caduto da un muletto, per ordine dello stesso Pacelli. Così ha preso il via il primo processo nel 2012, un iter giuridico segnato da continui cambi di imputazione che ha rallentato ogni svolta.
La vera svolta è arrivata nel secondo processo, dove i difensori hanno basato la propria strategia sulla natura clinica del tragico incidente. «La frattura cranica non era compatibile con una caduta da un mezzo meccanico», ha spiegato il medico legale Bernardino Aldi durante la testimonianza. Le prove scientifiche presentate hanno dimostrato che l’operaio è morto a causa di un malore improvviso, non per negligenza del datore di lavoro. Un colpo durissimo per un’accusa che ha vacillato di fronte a tali evidenze.
Pacelli, visibilmente commosso al termine dell’udienza, ha dichiarato: «Ho sempre saputo di essere innocente, ma per dimostrarlo ci sono voluti anni». La sua è una storia di perseveranza, di fiducia in una giustizia che a volte sembra assente. «Se ce l’ho fatta, lo devo al sostegno della mia famiglia», ha aggiunto, richiamando l’attenzione su come vicende simili possano influenzare non solo chi è direttamente coinvolto, ma anche le vite di chi sta intorno.
Con la sentenza di oggi si restituisce dignità a un uomo che è rimasto intrappolato nel limbo della giustizia per troppo tempo, e i riflessi di questa vicenda riaccendono il dibattito sulle responsabilità in ambito lavorativo. Gli interrogativi restano però aperti: quanto tempo ci vorrà ancora affinché giustizia e verità coincidano nel nostro Paese? E quali saranno le ripercussioni sociali di vicende come questa per le famiglie coinvolte?
