Cronaca
Omicidio Fabio Ascione: le rivelazioni choc del pentito Mammoliti scuotono Napoli
Napoli – Una nuova tragica pagina si aggiunge alla cronicità della violenza che attanaglia la città. La notizia del fermo di Francescopio Autieri, il 23enne accusato dell’omicidio di Fabio Ascione, risuona nelle strade di Ponticelli, un quartiere già segnato da un passato buio. È la voce di Eduardo Fiorentino Mammoliti, un pentito di camorra, a svelare particolari inquietanti su quanto accaduto nella notte del 7 aprile. «Ascione è morto nella mattinata del 7 aprile», ha testimoniato, aggiungendo che lo scontro a fuoco si è svolto non davanti a un bar, come inizialmente riportato, ma tra le palazzine del parco Topolino.
La dinamica è agghiacciante. Prima del delitto, Autieri e un complice, K.V., avrebbero avuto un conflitto con ragazzi di Volla, tra cui anche il figlio di un noto esponente del clan Rea-Veneruso. È in questo contesto che la tragedia si compie. «Si vantavano di aver sparato poco prima», racconta Mammoliti, descrivendo come Autieri, in preda all’euforia e all’adrenalina, brandisse una pistola, che avrebbe accidentalmente esploso, colpendo Fabio.
L’eco delle sirene dei carabinieri si fa sentire, mentre la famiglia di Autieri tenta disperatamente di nasconderne le tracce. Il patrigno sostiene che il giovane fosse “scomparso”, ma le indagini, serrate e incisive, lo riportano inaspettatamente alla luce in un contesto urbano dove le verità si intrecciano. La madre del fermato, in un tentativo di salvaguardarlo, dichiara che il figlio era “fuori casa da giorni”. Un silenzio assordante, ma che non riesce a fermare gli investigatori.
Due testimoni oculari confermano il racconto di Mammoliti e inchiodano Autieri alle sue responsabilità. Le testimonianze, unite ai dettagli raccolti, fanno emergere un quadro inammissibile: un ragazzo innocente viveva la sua vita, lontano dalle logiche di clan, e si è trovato nel mirino dell’arroganza giovanile.
La domanda che aleggia tra i cittadini è palpabile: fino a quando Napoli dovrà subire il peso di simili tragedie? La memoria di Fabio Ascione, un nome tra tanti, resta impressa nei cuori e nelle menti di un quartiere che chiede risposte. La tensione è palpabile e il dibattito è aperto. Chi paga veramente il prezzo di queste guerre senza senso?