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Cronaca

La stesa al Parco Verde di Caivano: paura e potere del clan Amato-Pagano

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La stesa al Parco Verde di Caivano: paura e potere del clan Amato-Pagano

Napoli – L’aria è tesa nel Parco Verde di Caivano. La camorra si ripresenta in grande stile, come se il tempo non fosse passato. La sera del 27 settembre 2025, un gruppo di motociclisti armati ha scatenato il panico nel quartiere, sparando colpi di pistola e lanciando un chiaro messaggio di intimidazione. “È stato un raid studiato nei dettagli”, afferma un militare presente sul posto. E la paura si fa palpabile.

I carabinieri hanno eseguito tre arresti a distanza di pochi giorni dall’accaduto. Antonio Cangiano, 41 anni, Salvatore D’Arco, 27 anni, e Michael Rossi, 23 anni, si trovano ora in carcere. “Questi ragazzi pensano di poter fare ciò che vogliono”, aggiunge un testimone, visibilmente scioccato per quanto accaduto nel suo quartiere.

Il raid è avvenuto in un clima di sfida. Almeno sei motociclette hanno solcato le strade, divampando in una sorta di esibizione di forza. Sono stati sparati quindici colpi d’arma, di cui otto bossoli sono stati rinvenuti dai carabinieri. Un’arida testimonianza di quanto accaduto, in una zona già segnata da conflitti.

Non finisce qui: le indagini hanno rivelato che uno degli individui coinvolti, al momento non arrestato, risiedeva proprio all’interno del Parco Verde. Questo “basista” sarebbe stato fondamentale nell’organizzazione del raid, fornendo informazioni sul quartiere e facilitando l’operazione. Gli investigatori parlano chiaro: “Non è stata un’azione improvvisata”, spiega un ufficiale.

Il contesto familiare gioca un ruolo cruciale. Salvatore D’Arco ha legami con Gennaro Sautto, fratello del boss Nicola, collegato a uno dei clan più temuti della zona. Questo intreccio di relazioni suggerisce che il raid non sia stato un semplice sfogo, ma una manifestazione di potere coordinata dalla criminalità organizzata.

E ora, la caccia agli altri partecipanti è aperta. “Stiamo cercando almeno nove persone”, rivela un investigatore. Questi individui, provenienti da fuori Caivano, potrebbero aver avuto un ruolo attivo nell’intimidazione. È un messaggio chiaro, un richiamo allo Stato e ai rivali, lanciato senza paura.

I cittadini restano sull’attenti, consapevoli che la lotta non è finita. Una domanda rimane sospesa nell’aria: quale sarà il futuro di Caivano in questo clima di sempre più forte sfida alla legalità?

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