Cronaca
Napoli sotto assedio: i nomi del clan Contini svelati nei registri segreti
La notizia si propaga come un torrente in piena. A Napoli, l’operazione condotta dalla Dda ha portato in carcere 13 membri del clan Contini, svelando un impero del crimine che va ben oltre la mera vendita di droga. “Abbiamo scoperto una rete complessa che esercita una sovranità economica su vari quartieri”, ha dichiarato un investigatore, visibilmente scosso da quanto emerso.
Nel cuore pulsante di Poggioreale, il Rione Connolo è diventato il microcosmo di un’attività illecita ben strutturata. Qui, nei meandri di un sistema odioso, i pizzini sequestrati dalle forze dell’ordine fungono da vera e propria mappa del potere del clan, rivelando cifre e nomi che parlano chiaro. “VERM” e “VERMICELLO”, i soprannomi di Luigi e Giovanni Perrotta, campeggiano su foglietti che raccontano una storia di profitti vertiginosi. In un pizzino si legge: “15.600 per 2 kg di marijuana”. Un mercato che non conosce sosta.
La situazione al Borgo Sant’Antonio Abate è ancor più allarmante. Qui, le cifre si fanno esponenziali: 8.000, 9.000 euro. Ogni versamento “vidimato” dal clan rappresenta un piccolo pezzo dell’ingranaggio perfetto di un sistema di tratta e spaccio. “È un lavoro costante”, ammette un testimone, fissando il terreno in un misto di paura e schifo.
Ma non finisce qui. Tra le fila dei debitori, spicca un nome noto: Rosario De Angelis, alias “Pipistrello”. Arrestato con oltre 51 kg di cocaina, il suo profilo racconta di un narcotraffico che abbraccia l’intera città. “Il suo debito è come una spada di Damocle”, dicono gli investigatori, evidenziando la rigidità di un sistema dove ogni cifra scritta serve a mantenere il controllo.
E mentre inquirenti mettono insieme i pezzi, le stime parlano di un flusso di denaro che supera i 53.000 euro per singola partita di cocaina. Un vero e proprio impero economico, capace di generare milioni all’anno, dove la legalità è sostituita da leggi scritte sull’oscurità.
Questo è il volto di Napoli, una città in cui le strade raccontano storie di emergenza e oppressione. Mentre le operazioni continuano, si cerca di capire quanto profondo sia il radicamento di una holding criminale che fa affari in nome del dolore. La società è in allerta, ma la domanda resta: riusciranno le istituzioni a sradicare un potere così radicato?