Cronaca
Napoli in allerta: iniziano gli esami clinici dopo il dramma di Domenico Caliendo
Nel cuore pulsante di Napoli, un caso che ha scosso la città si è trasformato in una spirale di interrogativi senza risposta. Stiamo parlando della morte di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni e mezzo, deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. “Siamo qui per trovare la verità”, ha affermato l’avvocato della famiglia, un uomo visibilmente provato ma deciso a seguire ogni pista.
La tragedia si è consumata il 21 febbraio e da allora, il Policlinico di Bari è diventato il teatro di esami irripetibili volti a chiarire le cause di quel decesso inaspettato. Gli esperti sono stati convocati per un incidente probatorio che ha riunito non solo i consulenti della Procura, ma anche le difese dei sette medici indagati, tra cui spiccano nomi noti come il cardiochirurgo Guido Oppido. Le dinamiche dell’intervento e le responsabilità mediche sono al centro di un’inchiesta che tiene col fiato sospeso tanti cittadini partenopei.
I periti nomineranno dodici quesiti cruciali, volti a esaminare gli standard di cura e le procedure seguite. Un’attenzione particolare sarà riservata alla cardiectomia: ci si chiede se l’asportazione del cuore potesse essere rimandata in attesa dell’organo donato. Un dubbio che aleggia nei corridoi del Monaldi e che affligge non solo il personale medico ma anche i famigliari di Domenico.
“Se ci fossero stati errori, devono essere riconosciuti”, ha sottolineato un medico presente alle indagini. E proprio su questo si focalizza l’attenzione: le condizioni del cuore donato durante il trasporto da Bolzano e lo stato iniziale del bambino sono chiavi fondamentali per la ricostruzione di quel giorno drammatico.
La tensione è palpabile tra i legali e i famigliari della vittima. Tra le accuse contestate agli indagati, figura anche quella di falso, legata a presunte alterazioni della cartella clinica. Il 8 maggio, uno dei momenti decisivi, vedrà Oppido e la sua vice, Emma Bergonzoni, comparire di nuovo davanti al giudice.
La pathos non è solo nelle aule di tribunale. È palpabile tra la gente, nei bar del centro e nei vicoli di Fuorigrotta, dove si spargono voci e ciascuno si sente coinvolto. “Questa è una storia che riguarda tutti noi,” dicono i residenti, come se la vicenda di Domenico potesse ripetersi. Per questo, ogni dettaglio conta e ogni parola pronunziata in aula si trasforma in una pietra miliare di un caso che getta ombre su un sistema sanitario già sotto pressione.
Mentre i lavori dell’incidente probatorio riprenderanno il 10 giugno, la ricerca della verità è tutt’altro che conclusa. La comunità napoletana attende risposte, si interroga, non può e non vuole dimenticare. Resta da chiedersi, parallelamente, quali misure verranno adottate per evitare che simili tragedie possano ripetersi in futuro. E la domanda rimane: chi pagherà per la vita di Domenico?