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Cronaca

Terrori a Ponticelli: il clan De Micco sotto assedio, un imprenditore sfida il caos

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Terrori a Ponticelli: il clan De Micco sotto assedio, un imprenditore sfida il caos

Napoli – Ponticelli non è un quartiere per chi ha il cuore debole, e lo sa bene il responsabile, di una azienda della zona. È una storia di resistenza, ma anche di terrore, quella che si sta consumando sotto gli occhi del mondo.

In un territorio dove le ombre dei clan si allungano su ogni attività commerciale, la sua azienda è finita nel mirino dei “Bodo”, l’organizzazione dei De Micco che controlla gran parte della zona est di Napoli.

Il calvario dell’imprenditore ha inizio il 5 febbraio 2026, alle sei di sera. Due individui con il volto coperto arrivano in scooter davanti ai cancelli dell’azienda. Senza scendere, puntano il dito contro lui, intimandolo con prepotenza: “Vieni immediatamente a Ponticelli dietro al garage a parlare con Peppe, mo mo devi venire”. L’imprenditore, per l’ennesima volta, decide di ignorare l’ordine, inconsapevole che questo sarà solo l’inizio di una pressione asfissiante.

Quattro giorni dopo, un commando si presenta presso la ditta a bordo di una Lancia Y blu. Dall’auto scende Ferruccio Camassa, noto alle forze dell’ordine come affiliato di peso del sodalizio. “Ci stai a sentire? Loro vogliono 30.000 euro!” annuncia, senza mezzi termini. Le parole dell’esattore risuonano come un’epigrafe di morte, di minaccia, di una vita che pende da un filo.

L’uomo cerca di prendere tempo: “Ho le telecamere, potete andare nei guai”. Ma la risposta del clan è rapida: il giorno seguente, Camassa torna sulla questione con una Jeep Renegade, rinnovando la richiesta senza pietà. “Peppe Chupa Chups non vuole sentire ragioni”.

Il clima tesissimo diventa palpabile il 16 febbraio 2026. Mentre guida la sua auto in via Carlo Miranda, l’imprenditore è affiancato da Camassa e da un complice. “Adesso a comandare ci sta…” sussurra l’aguzzino, rivelando cambiamenti nelle gerarchie del terrore. “A chi devo dare i soldi? Mi hai parlato di Peppe e ora…” chiede, disorientato. “Adesso comanda…” risponde Camassa, evocando il caos che regna tra i clan.

Il 19 febbraio l’imprenditore si trova faccia a faccia con un esattore del clan, Carmine Camassa. Le parole di Camassa risuonano nel silenzio teso: “Non hai capito niente, Peppe sta aspettando solo la mia risposta. Adesso mi tolgo di mezzo e te la vedi tu e loro!”. Un messaggio chiaro e diretto, che non lascia spazio a interpretazioni. Le minacce si susseguono, mentre l’imprenditore, nel disperato tentativo di difendere la propria vita, cerca di guadagnare tempo offrendo un anticipo simbolico di 500 euro. Una cifra ridicola per Camassa, che risponde con un ghigno: “A noi non ci ferma nessuno!”.

Le indagini, però, non tardano a sopraggiungere. I Carabinieri della Tenenza di Cercola, avvalendosi di riprese video cruciali, mettono in moto un’operazione decisiva. Il G.I.P. del Tribunale di Napoli, Donatella Bove, emette ordini di custodia cautelare per Camassa e i suoi complici.

A rendere il quadro ancora più inquietante è la recente cattura di Vincenzo Valentino, alias “o’ veloce”, coinvolto in un’altra operazione e già noto alle forze dell’ordine. Il suo avvocato, Luca Gili, ha confermato che Valentino ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. Ma l’eco delle sue minacce risuona ancora tra le vie di Napoli, dove la paura e l’impunità camminano fianco a fianco.

La situazione rimane tesa mentre i quartieri aspettano di sapere quale sarà il futuro di questo ciclo di intimidazioni. Che altro deve accadere prima che la comunità si faccia sentire? È solo l’ennesimo episodio o si tratta del segnale di un problema più profondo? I cittadini si interrogano, mentre le forze dell’ordine sono chiamate a rispondere a una questione che appare sempre più complessa.

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