Cronaca di Napoli
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Santagata medita vendetta a Pianura dopo l’agguato al cognato

Santagata medita vendetta a Pianura dopo l’agguato al cognato

Napoli, Pianura si trasforma in un laboratorio di intercettazioni e dinamiche criminali: da un’ordinanza cautelare spunta una vendetta che oltrepassa l’autore dell’agguato per abbracciare intere famiglie. L’inchiesta che ha portato all’arresto di 27 persone, tra cui Mattia Perfetto, detto ’o piccirillo, mostra una rete di ordini e minacce intrecciati tra diverse famiglie controllate dai gruppi in lotta nella zona di Pianura. Al centro della ricostruzione ci sono Massimiliano Santagata, rimasto ai domiciliari, e i suoi collaboratori, che secondo l’atto giudiziario discutono pubblicamente l’attentato contro Emanuele Arillo, fratello della compagna di Santagata, ferito in una sparatoria denunciata dalle forze dell’ordine.

L’attenzione degli investigatori si concentra sull’orizzonte della vendetta, non più rivolta all’unico autore della coltellata o dello sparo, ma estesa a una catena di contatti e familiari. Nella documentazione emergono momenti in cui Santagata, intercettato, riferisce agli interlocutori la dinamica dell’agguato e le traiettorie possibili dei proiettili, alimentando una lettura della vicenda in chiave di ritorsione continua. In una conversazione registrata poco dopo l’escalation del 24 maggio, Santagata e un sodale descrivono dettagli tecnici della sparatoria: la pistola, la distanza e la posizione dei colpi. Il commento della sera apre al sospetto che la tensione non si limiti a chi ha premuto il grilletto: “Frà, se lo volevi uccidere… in petto, dietro la schiena” è l’interpretazione che emergerebbe dall’analisi delle tracce acquisite.

Tra i passaggi più clamorosi delle carte c’è l’allargamento della minaccia: “Hanno un problema a vita mò… Tutta la famiglia tua… tutti i fratelli tuoi… tutta la gente che sta appresso a te… tenete il problema a vita”. Le parole, riportate dagli inquirenti, mettono a fuoco una dinamica di intimidazione che coinvolge non solo l’aggressore ma una cerchia estesa di legami sociali e parenti vicini. È una lettura che fa discutere gli investigatori, perché implica una logica di ritorsione sistemica piuttosto che episodi isolati.

L’inchiesta parla anche di un precedente incontro che aiuta a inquadrare la posizione di Santagata nel periodo precedente all’attentato. Il 3 gennaio 2026 si sarebbe consumata un’imposizione di ruolo: Perfetto avrebbe chiesto a Santagata di restare “al proprio posto”, un ordine che non riguarda tanto l’individuo quanto la catalogazione del suo operato entro limiti precisi. Un messaggio chiave, se letto nel contesto dell’organizzazione: chi muoveva i fili all’interno di quel gruppo stava per essere messo di fronte a una regia consolidata di controllo.

Mentre la mattinata del 24 maggio racconta l’evento violento, il pomeriggio è segnato da una nuova trattativa tra Santagata, la compagna e una terza interlocutrice identificata come “zia Maria”. Il riferimento resta centrale su Emanuele Arillo, talvolta indicato anche con il soprannome ’o Russ, come bersaglio di attenzione e di possibili presunti controlli, in linea con l’assetto di gruppi rivali che si contendono territori e influenze a Pianura. Il filo della narrazione, tuttavia, non si ferma al singolo atto criminale: le intercettazioni mostrano un dialogo che intreccia minaccia, punizione e controllo, elementi che i magistrati leggono come parte di una matrice criminale più ampia.

L’ordinanza cautelare firmata dalla gip Rosaria Dello Stritto descrive non solo i presunti ruoli degli arrestati, ma anche la logica operativa di una rete capace di muovere incidenti e dissensi a ridosso di una zona già pesantemente segnata dalla criminalità organizzata. L’indagine continua: tra i protagonista figura Massimiliano Santagata, ritenuto al centro di questa rete di rapporti e di pressioni, e Mattia Perfetto, tra gli arrestati principali, noto col nome di ’o piccirillo. L’attenzione resta alta su come le istituzioni cerchino di mettere fine a una spirale di violenza che, dalle carte, sembra avere trovato nel contesto di Pianura una dimensione facilmente replicabile.

Dal punto di vista processuale, la cronaca resta ancorata al principio della presunzione di innocenza. Le dichiarazioni riportate nelle intercettazioni, i contenuti delle conversazioni e le dinamiche descritte nelle pagine dell’ordinanza devono essere valutate nel contesto della fase investigativa. Ciò che emerge con chiarezza è la volontà di una vendetta strutturata, capace di coinvolgere, oltre all’aggressore, una rete di persone legate da rapporti familiari e vicinanze personali. Il quadro che si presenta agli investigatori è quello di una realtà criminale in continua evoluzione, dove i contorni tra minaccia, deterrenza e controllo appaiono sfumati, e dove l’esito dell’indagine potrà stabilire quali responsabilità agiranno ai fini processuali.Napoli, un intreccio di minacce e armi emergono dalle intercettazioni: l’indagine mantiene vivaci i riflettori su una faida interna e su un presunto circuito di reperimento e armazione che coinvolge figure della scena criminale locale. Nelle settimane passate, le comunicazioni captate dagli investigatori mostrano come una frizione tra familiari sia sfociata in richieste di aiuto e nella ricerca di contatti per procurarsi armamenti, con riscontri anche su ponti tra quartieri popolari di Napoli e aree limitrofe.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Santagata avrebbe tentato di spiegare un collegamento tra l’aggressione indirizzata ad Arillo e un episodio già avvenuto a Milano, insinuando che “A’ zia Mari’, hanno fatto un servizio… a Milano…”. La dinamica delle telefonate descrive un lavorio per frenare la diffusione di notizie: “Non devi parlare con nessuno perché qua tieni la bocca aperta e se qui vengono a sapere che tu hai fatto una cosa di questa… fai la tarantella!”, si sarebbe sentito dire in un passaggio attribuito al cognato. La critica non riguarda solo la gestione dell’informazione, ma sembra legarsi a una tensione più ampia tra le parti.

Le settimane successive all’agguato hanno visto una ricostruzione della procure e degli investigatori su un possibile circuito di armi. In una delle conversazioni registrate, Santagata si riferisce a una “maglietta piccolina” come codice di una richiesta, e aggiunge: “Ti puoi far dire dove sta e la pigli così iniziamo”. Il lessico dell’indagine diventa esplicito con riferimenti a pistole, caricatori e prezzi durante una prova di domicilio del 3 giugno, dove alcuni presenti temono che un’arma possa essere caricata: “Frà però… nun pazzia… ci dovesse essere qualche botta o no?!”. Gli ascolti riportano anche rumori compatibili con lo scarrellamento, indicazioni che gli inquirenti annotano come parte della conoscenza del circolo di armi.

Il 10 giugno arriva un contatto da Bologna che dichiara di possedere “cinque pistole” e “un fucile a pompa”; Santagata chiede di vederli e di trovare una destinazione sul posto. Il ritmo delle telefonate non rallenta: il terzo trimestre vede un passaggio cruciale a Ponticelli, dove alle 20.03 una videochiamata mostra a Santagata un oggetto che descrive come “trentatré, l’anni ’e Cristo”. La discussione prosegue con la responsabilità di organizzare il ritiro dell’arma: si concordano tempi e luoghi, con riferimenti a via Bronzi di Riace, nel rione Lotto Zero, e a un impegno di pagamento.

Le tracce delle registrazioni non si fermano qui: uno degli interlocutori dice di dover fare una tappa prima a Sant’Antimo, mentre altri partecipanti temono l’impatto di un eventuale intervento. Le conversazioni diventano sempre più pressanti, con Santagata che chiama ripetutamente per ottenere disponibilità e coinvolgere altre persone, fino a riferirsi all’oggetto con la parola “macchina”. Nei dialoghi emergono anche riferimenti a familiari e a una minaccia continua: “Tenete il problema a vita”, pronuncia Santagata riferendosi agli elementi coinvolti.

La ricostruzione, al momento, resta cauta: la Procura e le forze dell’ordine sottolineano che gli elementi raccolti tramite intercettazioni indicano una familiarità con il circuito delle armi e una dinamica di pressione su soggetti che avrebbero dovuto evitare coinvolgimenti. Allo stato attuale, restano da chiarire i contorni dell’organizzazione e l’esatta provenienza delle armi, oltre agli sviluppi che potrebbero emergere dalle indagini in corso.

Nel quartiere orientale di Napoli, Ponticelli resta al centro di una vicenda che intreccia violenza, promesse, e una rete di contatti condotta in parte attraverso telefonate e messaggi cifrati. Gli inquirenti mantengono la prudenza: accertamenti in corso, nessuna condanna, e la prospettiva di ulteriori sviluppi su una storia che, per ora, resta sospesa tra prove e dubbi.

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