Napoli, davanti al museo di San Gennaro, una sit-in di famiglie a rischio sgombero dal palazzo di piazza Miraglia blocca momentaneamente l’ingresso della visita guidata. In fila tra turisti e curiosi, i residenti hanno esposto uno striscione e distribuito volantini per denunciare una situazione che rischia di lasciare le famiglie senza casa nel cuore del centro storico.
Tra le voci raccolte dagli organizzatori della protesta è emersa una spiegazione chiara: “L’ordine dei Servi di Maria – hanno spiegato al megafono – è proprietario dell’edificio e intende trasformarlo, una volta sgomberate le famiglie, in uno studentato di lusso”. E ancora, hanno aggiunto, “in un luogo di cultura ma soprattutto di culto per evidenziare la contraddizione etica di questa situazione” e hanno chiesto esplicitamente un nuovo intervento del cardinale, che in incontri precedenti ha già mostrato sensibilità al tema e alla vertenza.
Secondo i manifestanti, al momento non ci sarebbero notizie sull’esito della mediazione, mentre si avvicina il rischio di restare in strada anche per famiglie con bambini e persone anziane. La protesta ha quindi trasformato un momento di visita culturale in una cornice pubblica di rivendicazione sociale, puntando l’attenzione su una vertenza che rimane aperta e senza una soluzione chiara al momento.
La dinamica è finita nell’occhio degli occhi della città: da una parte il valore simbolico della soglia tra cultura e spiritualità, dall’altra la tensione derivante da un’offerta abitativa che sembra non conciliarsi con le esigenze primarie delle persone raggiunte dalla vicenda. Non è chiaro se la mediazione porterà a una conclusione positiva per le famiglie interessate, né quale sarà l’esito definitivo di una trattativa ancora in corso.
L’episodio registra una nuova fase di una disputa che ha radici nel contesto urbano del centro storico: da un lato la proprietà della struttura e la prospettiva di un riutilizzo destinato a un servizio di tipo diverso, dall’altro l’aspettativa di un alloggio adeguato per chi vive lì da tempo. I partecipanti hanno espresso la convinzione che sia necessaria una mediazione più incisiva e hanno sollecitato nuovamente gli interlocutori istituzionali a intervenire con urgenza.
Nell’attesa di sviluppi, resta da capire se e quando si potrà trovare una soluzione alternativa che permetta alle famiglie di restare nel quartiere senza temere nuove destabilizzazioni abitative, e se il cardinale deciderà di offrire un’ulteriore mediazione pubblica per riportare la situazione su binari concreti. Nel frattempo, la scena di piazza Miraglia conferma come una questione di abitabilità possa intrecciarsi con riflessioni di carattere etico e culturale, finendo per coinvolgere la portata simbolica di un luogo di culto e di memoria collettiva.
