Seguici
Notizie live
Caricamento...

Napoli, colpito l’ultimo esponente dei Rinaldi: il ruolo di «Spighetto» nelle indagini sul clan

Scorri per leggere ↓

Napoli – La morte di Salvatore De Marco, noto come “Savio”, getta un’ombra pesante sul quartiere di San Giovanni, territorio di scontri tra clan. La tragedia, avvenuta il 2 marzo, non è solo l’epilogo di una faida: è un messaggio direttamente dalle viscere della camorra. A raccontare la storia di Savio e del suo coinvolgimento nella guerra fra clan D’Amico e Rinaldi-Reale è l’ordinanza firmata dal Giudice delle Indagini Preliminari, Francesco Guerra.

Il gip non ha dubbi: l’omicidio è “aggravato dal metodo mafioso” e mira a rinforzare il potere dei D’Amico sul territorio. “L’agguato è avvenuto alla luce del giorno, in un’area centrale e affollata, un gesto che porta la firma di chi opera nell’ombra della criminalità organizzata”, scrive il giudice, evidenziando l’impatto destabilizzante su una comunità già fragile.

Gli inquirenti hanno puntato il faro su Raffaele Busiello, soprannominato “Spighetto”, considerato l’esecutore di questa vendetta. Secondo gli investigatori, sarebbero state le sue mano e mente a orchestrare l’operazione, eseguita con una precise strategia criminale, per mettere a tacere qualsiasi opposizione da parte del clan Rinaldi. “Ogni giorno ci sentiamo sempre più sotto pressione”, confidano alcuni residenti del quartiere, allarmati dalla spirale di violenza che sembra non aver fine.

La radice di questo odio affonda in trenta anni di sangue e vendette. La storia della camorra a Napoli Est è una serie di colpi mortali e ritorsioni, iniziata nel 1989 con l’omicidio di Antonio Rinaldi. Quell’evento segnò l’inizio di una guerra che continua a mietere vittime. Il padre di Savio, Luigi De Marco, fu assassinato nel 1996 in uno dei tanti atti di predazione tra clan rivali.

“Ero solo un ragazzo e già sentivo il peso di queste storie”, rivela un altro vicino, mentre i ricordi di conflitti passati affiorano tra le nuvole di preoccupazione che attanagliano il quartiere. Con i Rinaldi in fuga e i D’Amico in ascesa, la mappa del potere a Napoli si è trasformata, lasciando i residenti a domandarsi chi sarà il prossimo a cadere.

Il fenomeno delle “stese” ha ripreso piede nei recenti mesi, con attacchi a colpi d’arma da fuoco che seminano terrore tra le famiglie. L’omicidio di Savio De Marco non è altro che l’ultimo capitolo di un libro che sembra non avere fine, alimentato da rivalità storiche e una sete di vendetta mai placata.

“La situazione si fa sempre più precaria”, commenta un’attivista locale, sottolineando come l’eco di questo crimine risuoni ben oltre i confini del quartiere. Le domande rimangono aperte e i cittadini, colpiti dalla brutalità di questi eventi, attendono risposte.

Mentre il mare di Napoli continua a lambire le sue coste, nel cuore della città resta un senso di inquietudine palpabile: chi pagherà il prezzo della guerra fra clan? La storia di Savio De Marco è solo l’ennesima tessera di un mosaico drammatico, e il quartiere di San Giovanni osserva, in silenzio, l’oscura danza della vendetta.

Sotto il cielo di Napoli, il cuore pulsante della camorra continua a muovere le sue pedine in un gioco crudele e spietato. L’ultima vicenda che ha scosso i quartieri è legata al passaggio di potere di Raffaele Busiello, noto nel sottobosco criminale come “o Spighetto”. Il giovane è emerso come un attore centrale nella lotta tra clan, ereditando un ruolo di peso dopo l’omicidio di Bruno Solla avvenuto ad aprile 2023.

Nei vicoli stretti di Ponticelli, dove il traffico di droga e le vendette incrociate sono all’ordine del giorno, Busiello ha preso il comando del lotto O, forte del supporto delle famiglie De Micco e Mazzarella. Secondo quanto emerso dalla prima ricostruzione, il giovane avrebbe imposto la sua autorità anche sul mercato della droga, esigendo il pagamento delle quote a chiunque tentasse di operare nella sua zona. “Dopo la morte di mio zio, ho visto Busiello muoversi con autorità”, confida un residente, visibilmente scosso.

La figura di Gesualdo Sartori, detto Alduccio, emerge come un’ombra inquietante. Genero del capoclan storico Salvatore D’Amico, Sartori ha destinato Busiello a ricoprire ruoli di crescente responsabilità, facendolo diventare il suo braccio destro. La sua influenza si attesta in episodi allarmanti, come quando Busiello è stato visto discutere di carichi di droga da distribuire, pochi giorni prima delle nozze di Sartori, dimostrando una rete di affari e protezione che sorprende per la sua audacia.

Gli sviluppi di quest’ultima indagine testimoniano l’intensificarsi delle attività investigative. La Polizia Giudiziaria ha documentato una serie di incontri tra Busiello e Sartori, allarmanti annunci di un’alleanza ben salda. Le perquisizioni hanno confermato la presenza assidua del giovane killer nei luoghi centrali dello spaccio, mentre i dispositivi di tracciamento hanno svelato movimenti strategici in coincidenza con eventi cruciali per i clan.

Il quartiere, da sempre teatro di storie tragiche, ora vive con una tensione palpabile. “La situazione è tesa, e la gente ha paura”, riportano alcuni cittadini, preoccupati per le conseguenze di questo scontro interno alle fazioni. Interrogativi e tensioni restano: chi sarà il prossimo a cadere in questa guerra silenziosa tra i poteri criminali? E quanto ancora dovranno soffrire i residenti di queste zone per il dominio delle organizzazioni mafiose?

Le prossime ore potrebbero essere decisive per capire quali sviluppi assumerà questa intricata vicenda.