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Minacce in diretta dal carcere: “Regolati con gli amici di Casavatore”, l’allerta per i fratelli imprenditori

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Casoria è diventata il teatro di una drammatica escalation di violenza legata al racket, culminata con un’aggressione pubblica che ha scosso la comunità locale. È una situazione allarmante quella emersa nelle ultime ore, con tre componenti del clan Ferone arrestati dai Carabinieri per estorsione e intimidazione nei confronti di due imprenditori.

La vicenda risale ai primi mesi di quest’anno, quando le richieste di “pizzo” iniziano a farsi incessanti e pesanti. “Dobbiamo aiutarci per sostenere le famiglie dei carcerati”, era il messaggio che i due fratelli hanno ricevuto. Ma alla loro risposta negativa, la reazione dei mafiosi è stata brutale. Secondo quanto si apprende, il momento culminante è avvenuto il 28 aprile in piazza a Casavatore, dove un’aggressione in pieno giorno ha lasciato i passanti sgomenti.

Durante l’attacco, uno dei due fratelli è stato schiaffeggiato davanti a numerose persone e spinto al limite della paura. “La storia non finisce qui”, ha ammonito l’aggressore. Ma il fatto più inquietante è relativo all’uso della tecnologia: prima dell’aggressione, le vittime hanno ricevuto una videochiamata da parte di Lino Caiazza, uno dei capi del clan, che intimava loro di consegnare la propria auto. Un’intimidazione che ha mostrato il controllo capillare del clan sulla zona.

Le indagini sono state avviate dai Carabinieri di Casoria, che, osservando l’accaduto, hanno percepito l’urgenza di intervenire. Dopo aver convinto i fratelli a rompere il muro di omertà che li avvolgeva, gli investigatori hanno raccolto sufficienti prove per procedere. “Abbiamo sentito il caos attorno a noi”, ha raccontato uno dei residenti. “Non si può più vivere così”, ha aggiunto un altro.

Il blitz ha portato in carcere Lino Caiazza, Vincenzo Pagano, noto come sce sce, e Elpidio Patricelli, ’o gemello, tutti esperti nell’arte della coercizione. Ma mentre i carcerati spesso sono avviliti dalla loro condizione, qui il pubblico si appella a una denuncia collettiva. “Non possiamo lasciare che questi uomini continuino a terrorizzare il nostro quartiere”, affermano in tanti.

Resta da capire come evolverà la situazione e se il coraggio dei due imprenditori aiuterà a squarciare definitivamente il velo di paura. Le prossime settimane potrebbero rivelarsi cruciali per liberare Casoria da questa spirale di violenza.