Cronaca
Napoli in lutto: 12 anni a De Martino per l’omicidio di Emanuele Tufano
Napoli è tornata a sussurrare storie di sangue e gioventù perduta. Dodici anni di reclusione per tentato omicidio aggravato, ma solo quattro in meno rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero. È questo il verdetto che segna l’inizio della fine per una delle faide di camorra più sanguinose che la città ricordi. Gennaro De Martino, il giovane al centro di tutto, ha visto il suo destino plasmato in un’aula di tribunale, ma la sua storia è ben lontana dall’essere un semplice caso giudiziario.
“A novembre c’era bisogno di giustizia”, ha dichiarato uno degli agenti delle forze dell’ordine che ha seguito le indagini. La Dda ha puntato su De Martino, giovane ma già noto: suo padre, un pregiudicato di lungo corso, ucciso durante un agguato nel 2021. La sua “paranza” di Piazza Mercato ha colpito al cuore la rivale del Rione Sanità, in uno scontro che ha avuto il suo culmine in una notte di fuoco e follia.
Era il 24 ottobre 2024 quando De Martino, dopo un’evasione dal carcere minorile di Airola, si è trovato coinvolto in un conflitto a fuoco nella movida napoletana. Da un lato, la sua gang; dall’altro, i rivali guidati dal temuto Cristian Scarallo. In quel frangente drammatico, la comunità ha assistito inorridita alla morte di Emanuele Tufano, un quindicenne legato al clan dei Sequino, tragicamente colpito da un proiettile proveniente dalla sua stessa fazione.
Le indagini hanno rivelato un terribile paradosso: l’innocente Emanuele era stato vittima del cosiddetto “fuoco amico”. Un solo proiettile, destinato a colpire i rivali, ha spezzato la vita di un ragazzo che credeva di combattere al fianco dei suoi. “È una storia di fatalità, ma anche di errori che non possono essere tollerati”, ha commentato un esperto di criminologia.
Ma le vendette non si fanno attendere, e la spirale di violenza ha colpito ancora. Emanuele Durante, accusato ingiustamente di tradimento, è stato assassinato nel marzo 2025. Un capro espiatorio, diventato vittima di una logica spietata. La necessità di proteggere il nome e la reputazione del clan ha portato a un altro omicidio, alimentando una scia di sangue che sembra non avere fine.
Ora, Napoli si interroga su cosa possa fermare questo circolo vizioso. È un problema di gioventù, di cultura, di speranza? O è il riflesso di una realtà che i quartieri mantengono celata? Mentre le strade di Piazza Mercato e Rione Sanità continuano a pulsare di vita e di ombre, ognuno si chiede: fino a quando?