Cronaca
Narcotraffico a Napoli: il giallo di Emanuele Catena e i pizzini del clan
Nelle strade di Napoli, il nome “O’ Biondo” rimbomba come un allarme. Emanuele Catena, 36 anni, è diventato il fulcro di una rete criminale che gestisce la cocaina con una precisione da ragioniere. Dietro questo soprannome si nasconde una figura temuta nel quartiere Fuorigrotta, un’area che rievoca storie di lotta e sopravvivenza, ma oggi è diventata un palcoscenico per affari illeciti.
“C’è tanta tensione in zona, nessuno si sente al sicuro”, racconta un commerciante del quartiere, che chiede di restare anonimo. I timori non sono infondati. L’ordinanza firmata dal GIP Valentina Giovanniello ha svelato una complessa trama di distribuzione e rendicontazione, con Catena al centro.
La sua identificazione è stata come un’epifania per gli investigatori. I pizzini, quei foglietti di carta insanguinati da traffici e conti da saldare, sono stati rinvenuti in diverse perquisizioni. I 66 foglietti trovati sotto il pavimento di casa di Gaetano Esposito, gli attestati di pagamento occultati da Domenico Scutto: ovunque appariva il nome di Catena.
E non solo. Un numeretto osceno ha catturato l’attenzione degli inquirenti: 150/55/8250. “La formula che gestisce tutto”, spiegano le forze dell’ordine. Rappresenta quantità e prezzi, trasparenza inquietante di un commercio clandestino. 150 grammi di cocaina venduti a 55 euro al grammo. E in fondo, il debito accumulato, che indica un giro d’affari pazzesco. Un particolare che fa capire quanto possa essere lucrative le piazze di spaccio.
Questa “contabilità” non è frutto di improvvisazione, ma di un sistema ben oliato. Catena, in questo meccanismo, non è un semplice uomo d’onore. È il collante tra clan rivali, collaborando con Francesco Matafora del clan Licciardi e Antonio Sepe. La loro intesa è messa a nudo nei pizzini, un linguaggio oscuro che solo loro parlano ma che riflette un’aspra realtà.
Le registrazioni delle intercettazioni non lasciano scampo. Catena, con voce calma, discute le “paghe” dei pusher e conferma somme che girano tra le piazze. La sinfonia di conti e cifre disegna il profilo di un criminale “in giacca e cravatta”, che non si schernisce nel gestire milioni di euro.
In un contesto così intriso di paura e controlli, Napoli si interroga: fino a che punto si spingerà la camorra? E quali soluzioni potranno emergere per arginare un fenomeno che sembra, in questo momento, inarrestabile? La lotta è solo all’inizio.