Ritorno a Secondigliano di una figura storica degli Scissionisti: cosa potrebbe cambiare nello Chalet Bakù
Napoli, Secondigliano – Massimiliano Vinciguerra, 52 anni, è tornato a muoversi nel territorio che già incrociava con frequenza nelle cronache della criminalità. Il suo ritorno riporta al centro della scena una figura legata agli Scissionisti di Secondigliano e Scampia, e riafferma la discussione sui rapporti di forza nell’area nord di Napoli, in particolare attorno allo Chalet Bakù. Il contesto resta però legato a dinamiche antiche: la domanda è quale spazio possa ora trovare qualcuno descritto dalle investigazioni del passato come fedelissimo di Raffaele Amato, detto Lello.
Secondo fonti investigative, Vinciguerra è considerato tra gli irriducibili degli Scissionisti e mantiene legami con Raffaele Amato. Il suo profilo è anche intrecciato con Arcangelo Abete, indicato tra i protagonisti della prima faida che sconvolse quel quartiere nel 2004. In passato Vinciguerra è stato descritto come referente della zona attorno allo Chalet Bakù, un punto chiave per i movimenti di quei gruppi nel tessuto urbano circostante.
La vicenda giudiziaria mette in evidenza un capitolo davvero significativo: il 26 novembre 2007 Vinciguerra fu arrestato insieme a Francesco Raia nell’ambito di un’indagine sul tentato omicidio di Salvatore Tamburrino, fedelissimo della famiglia Di Lauro all’epoca. Entrambi furono intercettati a bordo di un’auto che stava lasciando il Rione dei Fiori di Secondigliano; nella vettura fu rinvenuta una pistola con la canna ancora calda, dello stesso tipo utilizzato per l’agguato. L’esito dei procedimenti ha seguito una lunga strada giudiziaria: Vinciguerra è stato condannato in via definitiva nel 2012 e ha trascorso molti anni in regime di 41 bis, uscendo alla fine del periodo detentivo e riacquistando la libertà.
Il profilo di Vinciguerra non è solo una cartella di carte processuali. Il contesto di cui si discute attraversa un’ampia rete di interessi economici e di potere che ha segnato, nel tempo, nord di Napoli: cronache e fascicoli hanno descritto strutture e ruoli all’interno di quella geografia criminale che ruota attorno a luoghi storici come lo Chalet Bakù. La domanda centrale resta aperta: quale spazio potrà effettivamente ritagliarsi un uomo con quel passato, in un territorio dove le dinamiche tra gruppi criminali hanno posto problemi e tensioni che perdurano nel tessuto urbano?
Per chi segue le cronache locali, il ritorno di Vinciguerra non è soltanto una possibile reinserzione di una figura pesante nel circuito delinquenziale: è un banco di prova per l’assetto di potere nell’area, e una verifica sul modo in cui le autorità monitorano i residui legami tra vecchi sodalizi e nuove dinamiche. Le investigazioni hanno mostrato nel tempo come lo Chalet Bakù non sia solo un punto di ritrovo, ma un simbolo di una mappa di rapporti e interessi economici che ha attraversato intere fasi della cronaca della zona.
Sul tavolo resta una questione pragmatica: quali segnali potrà dare questa fase di ritorno a un volto noto alle cronache, e quale reazione troverà da parte delle forze dell’ordine e della comunità locale? Le risposte non sono ancora definitive, ma la presenza di Vinciguerra nel tessuto urbano di Secondigliano richiama l’attenzione su come le reti del passato possano riemergere in modo improvviso e complesso. Resta da vedere se il tempo calzerà nuove letture sulla scena o se la zona continuerà a convivere con vecchi equilibri e nuove incognite.
