Cronaca di Napoli
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Scaffali vuoti nel Mezzogiorno: l’immagine che alimenta l’emergenza degli acquisti

Scaffali vuoti nel Mezzogiorno: l’immagine che alimenta l’emergenza degli acquisti

Napoli vive un effetto domino tra logistica e psicologia dei consumatori: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio ha rallentato le consegne, toccando subito ortofrutta e banchi frigo. In alcune superfici commerciali, gli scaffali appaiono a metà riempimento; ciò che alimenta la dinamica non è solo la mancanza di merce, ma la percezione stessa condivisa nelle chat di condominio.

L’aspetto clinico del fenomeno arriva da una voce autorevole del panorama scientifico partenopeo. Secondo Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, il problema non è solo fisico: “lo scaffale lo svuota la fotografia dello scaffale vuoto”. L’immagine, circolata in gruppi di quartiere, si trasforma in un’onda di acquisto mirato che può durare per settimane anche prima che vengano segnalate effettive carenze di fornitura.

Panico da acquisti, una definizione ormai nota anche in ambito accademico, si alimenta di quattro spinte – spiegate da Barretta – che agiscono simultaneamente: la minaccia percepita e la scarsità imminente, la paura dell’ignoto, il bisogno di riconquistare il controllo per ridurre l’ansia e l’influenza esercitata dalle reti sociali. In queste ore, aggiunge, tutte le leve si sommano: l’immagine dello scaffale svuotato, le voci che corrono nei gruppi, il sentire l’urgenza che si espande tra i consumatori.

Non si parla solo di impulso, ma di una ricerca di controllo: comprare più del necessario offre una sensazione di sollievo immediato, ma è un sollievo che si paga con il peso dell’insicurezza che si crea per gli altri. Così il meccanismo si autoalimenta: chi acquista oltre l’indispensabile trova breve sollievo, chi arriva dopo incontra scaffali deserti e ricomincia il circolo, prorogando l’emergenza.

Il quadro si arricchisce di un profilo storico recente. Molti consumatori hanno introdotto nel proprio atteggiamento quotidiano una risposta istintiva già osservata all’inizio della pandemia: al primo banco frigo vuoto, la verifica dei fatti passa in secondo piano rispetto alla reazione emotiva. Viviamo in un ecosistema fatto di notifiche, chat e gruppi che non sempre riflettono la realtà dei flussi logistici, un terreno fertile per il panico costruito tra immagine e disponibilità reale di merce.

Sul piano tangibile, i segnali arrivano sia da Napoli sia dalla sua hinterland campana: lo stop degli autotrasportatori ha impresso una frenata alle consegne e Confesercenti Campania segnala scaffali che risultano “solo a metà” per alcuni punti vendita; in altre sedi, tuttavia, la corsa agli acquisti ha accelerato lo svuotamento. Il quadro è stato ufficialmente portato davanti alle istituzioni: il ministero dei Trasporti è stato convocato per il 27 ottobre per discutere possibili vie d’uscita e tornare a una normalità che, secondo le previsioni, sarà graduale nei prossimi giorni.

Guardando al futuro, Barretta prevede che l’effetto più duraturo riguarderà i comportamenti: gli scaffali riempiranno nuovamente entro tempi brevi, ma l’abitudine a reagire prontamente alle carenze potrebbe rendere più rapido il contatto tra crisi imminente e reazione collettiva in occasione di vertenze future. In sostanza, la dinamica non è solo una questione di magazzini: è una mente collettiva che, per ora, cerca di tenere i piedi tra presente e allarme.

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