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Sant’Antonio Abate: sigillati 3.000 mq di un’azienda di igiene urbana

Sant’Antonio Abate: sigillati 3.000 mq di un’azienda di igiene urbana

Sequestro di un’area di smistamento rifiuti a Sant’Antonio Abate: al centro dell’indagine episodi di gestione illecita e scarico di reflui

Un’area industriale di circa 3.000 metri quadrati, utilizzata dalla DM Technology Srl per i servizi di igiene urbana, è stata posta sotto sequestro preventivo a Sant’Antonio Abate, in via Lenze, nel corso di un’operazione svolta il 19 ottobre scorso. L’intervento è stato eseguito dai militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, insieme al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Napoli, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Il provvedimento riguarda tre reati ambientali specifici: deposito incontrollato di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e scarico abusivo di reflui. L’area, oltre a ospitare attività legate alla raccolta per vari Comuni, viene anche utilizzata come parcheggio per compattatori, spazzatrici e altri mezzi impiegati nel ciclo di raccolta dei rifiuti.

Durante le verifiche, gli investigatori hanno constatato comportamenti che—secondo l’esito delle perizie—avrebbero consentito la movimentazione di reflui senza adeguato trattamento. In particolare, gli automezzi venivano lavati con idropulitrici e i liquidi di lavaggio finivano in una vasca collegata a una griglia e a una tubazione interrata. Le prove di continuità idraulica, illustrate dall’uso di un tracciante ecocompatibile, hanno indicato che l’impianto di depurazione presente sarebbe rimasto spento, non alimentato e in condizioni discutibili. In pratica, i reflui avrebbero potuto essere scaricati direttamente nella rete fognaria pubblica senza subirne il trattamento previsto.

Accanto all’area destinata al lavaggio sono stati riscontrati circa due metri cubi di fanghi di depurazione depositati a terra e in una vasca, senza idonee misure di contenimento o copertura, con parte del materiale che sembrerebbe tracimare verso una griglia di raccolta.

Sul piano documentalle, nel sito sono stati trovati cassoni contenenti rifiuti provenienti dalla raccolta urbana e tracce di percolato sul pavimento. Le verifiche hanno anche evidenziato che l’area è coperta da un’Autorizzazione Unica Ambientale, originariamente attribuita a una società diversa e successivamente volturata a DM Technology. Tuttavia, l’autorizzazione in questione riguarderebbe soltanto lo scarico di acque meteoriche, il dilavamento dei piazzali e l’acque provenienti dal lavaggio, escludendo la gestione o il deposito dei rifiuti presenti nell’area. Per questi motivi, i militari hanno posto sotto vincolo l’area scoperta, includendo nel sequestro due cassoni di rifiuti urbani, i fanghi e l’impianto di depurazione.

Nonostante il vincolo, agli uffici amministrativi e al deposito delle attrezzature è stato consentito l’accesso, così come il passaggio dei mezzi verso un’area retrostante non interessata dal sequestro. Per l’operatore economico coinvolto, resta valida la presunzione di non colpevolezza fino a una eventuale condanna definitiva.

Il quadro all’interno del quale si inserisce l’intervento è quello della battaglia contro l’inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti. L’indagine, condotta dalla Guardia Costiera, dal Noe e da altre forze di polizia, con il supporto tecnico dell’ARPA Campania, è coordinata da una cornice di collaborazione tra diverse procure e enti, sancita dal protocollo d’intesa firmato il 17 dicembre 2025. Non è la prima tappa di una stagione di controlli: a settembre era stato sequestrato parzialmente un stabilimento conserviero di Sant’Antonio Abate per presunti scarichi non autorizzati ed emissioni irregolari, e controlli simili erano stati eseguiti anche in altre aziende della stessa provincia nelle settimane e mesi precedenti, nell’ambito di un articolato quadro di interventi mirati al miglioramento della gestione dei reflui e dei rifiuti.

Resta da chiarire quale potrà essere l’evoluzione dell’indagine e quali provvedimenti giudiziari verranno eventualmente adottati nelle prossime settimane. Intanto, la procura ribadisce che l’ordinamento prevede la massima cautela e la tutela delle persone coinvolte, e che la presunzione di innocenza resta il principio guida fino a sentenza definitiva.

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