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Sant’Antonio Abate: demolizione di piscina abusiva costruita nel 1999

Sant’Antonio Abate: demolizione di piscina abusiva costruita nel 1999

Nel comune di Sant’Antonio Abate, lungo via Santa Maria La Carità, è stata demolita una piscina interrata di cemento armato nell’ambito delle azioni della Procura di Torre Annunziata per contrastare l’abusivismo edilizio. L’intervento è stato realizzato dal proprietario dell’immobile in regime di autodemolizione, senza che il Comune o la Cassa Depositi e Prestiti sostenessero costi diretti.

La piscina, inserita nell’area abitativa servita dall’edificio principale, occupava una superficie a pianta di circa 72 metri quadrati e un volume interrato di circa 146 metri cubi. Secondo quanto emerso, la struttura era dotata degli impianti necessari al suo funzionamento ed era ubicata in una zona ritenuta particolarmente delicata dal punto di vista ambientale e territoriale.

L’area interessata dall’opera abusiva è sottoposta a vincoli di notevole rilievo: paesaggistico, ai sensi della legge 1497/1939, imposto con decreto ministeriale del 28 marzo 1985 e ulteriormente confermato dal decreto legislativo 42/2004. Sull’area incombe anche un vincolo idrogeologico, previsto dal Regio Decreto 3267/1923, e il territorio ricade in zona sismica 3, come indicato dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 3274/2003 e dalla delibera della Giunta regionale della Campania del 7 novembre 2002.

La procedura di autodemolizione, anziché un intervento diretto dell’amministrazione comunale, ha consentito di restituire al contesto urbano lo stato dei luoghi senza comportare anticipazioni di spesa per l’ente locale o per la Cassa Depositi e Prestiti. In questo senso, l’azione rientra in una cornice giudiziaria che vedeva l’opera abusiva come oggetto di una condanna dall’antico contesto del 1999 e come esempio di come la tutela del territorio possa avvenire anche attraverso l’adempimento volontario da parte del proprietario.

La Procura di Torre Annunziata sottolinea che demolire opere illegittime è uno strumento fondamentale per la salvaguardia ambientale e urbanistica della regione. L’abbattimento delle costruzioni abusive, spiegano gli inquirenti, ha una doppia funzione: ripristina le condizioni originarie del territorio e funge da deterrente per eventuali interventi futuri. Nel caso di Sant’Antonio Abate, la collaborazione tra i vertici giudiziari e il privato ha facilitato la chiusura di una vicenda lunga oltre due decenni legata a un’opera realizzata nel 1999, contribuendo a una maggiore consapevolezza della necessità di rispettare vincoli e regole per la tutela del paesaggio e della sicurezza sismica.

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