Riaffermare il proprio controllo: l’analisi di un ex dirigente delle Omicidi sui recenti ordigni a Roma
Roma, 11 ordigni in meno di tre mesi. Un’ondata di attentati che, secondo Antonio Del Greco, ex responsabile delle Omicidi in servizio alla questura di Roma, non sarebbe solo casualità, ma parte di una dinamica di riaffermazione del potere da parte di uno dei gruppi criminali storici della capitale: il clan Senese e i suoi affiliati.
Del Greco, ora direttore operativo di Italpol e autore di opere sul crimine della capitale, parte dall’episodio più recente, quello di via dei Platani, dove una società di autonoleggio dei fratelli Costantino è stata teatro di un attentato. A questo proposito l’ex magistrato segnala una catena di riferimenti che collega quel particolare episodio a una gestione della violenza già nota in passato: “Partirei dall’ultimo, dall’attentato, quello che è stato fatto in via dei Platani nella società di autonoleggio dei fratelli Costantino che sono stati già oggetto di un precedente attacco, credo attorno a un anno, un anno e mezzo fa. E per il quale furono arrestati Calderon, che venne accusato di essere il killer di Fabrizio Piscitelli, e Peppe Molisso che è considerato uno dei colonnelli del clan Senese.”
Secondo l’interpretazione di Del Greco, non tutti gli atti risponderebbero a una mano unica, ma rappresenterebbero piuttosto “un segnale a coloro i quali pensano che, essendo stati arrestati Senese e i suoi colonnelli da Montespaccato al quadrante Roma Sud, diciamo ci sia stato quel vuoto di potere, per cui altri personaggi a mio avviso, diciamo, il gruppo più violento del settore Lazio, vogliano riprendersi una fetta di mercato che aveva conquistato ‘faticosamente’ Fabrizio Piscitelli.” E ancora: “una sorta di riaffermazione del potere” che, secondo l’analisi di Del Greco, “io ritengo sia ancora in mano a quei personaggi.”
Il riferimento a Michele Senese, indicato da Del Greco come uno dei nomi di primo piano della camorra romana, arriva anche con una nota biografica: “’o pazzo, membro di spicco della Camorra, uno dei più potenti su Roma,” è descritto come figura capace di esercitare pressioni in contesti criminali strutturati. L’ex agente mette quindi in relazione quel che accade ora con la figura di Senese, collegando la sua influenza a pagamenti coercitivi sui gruppi che operano nell’area, non solo tra commercianti ma anche tra le bande che gestiscono furti, rapine e traffici illegali.
Nel panorama tracciato da Del Greco emergono anche riferimenti a personaggi che, nel corso degli anni, hanno intrecciato storie di potere criminale con contesti di natura economica e politica sommessa. Tra questi figura Massimo Carminati, descritto dall’ex dirigente come un referente storico del potere criminale che, a un certo punto, ”ha cominciato, evidentemente, un’altra vita più redditizia e, secondo lui, meno rischiosa, che è quella del mondo di mezzo e che lo vede coinvolto in quella indagine con altri personaggi legati a un mondo completamente diverso, quello delle cooperative.” Secondo questa lettura, vi sarebbe una convergenza tra interessi criminali e reti di cooperative, un “mondo di mezzo” dove affari leciti e illeciti possono coesistere.
Del Greco chiude sottolineando che Senese resta una figura chiave: “è sicuramente un personaggio importante” e, secondo i suoi informatori, “non è di primo pelo.” La sua tesi è che la mancata stabilità del potere possa aver spinto gruppi rivali ad avviare azioni di intimidazione per tornare a occupare posizioni di rilievo. Tra le sue letture c’è una lettura di lungo periodo: una rivalità tra fazioni che risente dell’andamento della scena criminale italiana, dove l’equilibrio tra sinistra e destra, secondo l’analisi di Del Greco, finisce per intrecciarsi con pratiche criminali che “pagano” e spingono a nuove alleanze o conflitti.
La ricostruzione di Del Greco resta, però, una lettura di un osservatore tanto accorto quanto estraneo ai fatti in corso: “gli accertamenti sono in corso.” Le indagini della magistratura e delle forze dell’ordine continueranno a delineare una verità ancora in divenire, mentre questa analisi offre uno sguardo critico sul contesto romano, dove la storia dei clan e la domanda di potere sembrano intrecciarsi in una trama ancora aperta.
