Agerola, demolizione di un deposito abusivo in area vincolata: operazione eseguita su provvedimento giudiziario
Nel contesto della lotta all’abusivismo edilizio, un deposito rurale in cemento armato è stato demolito in territorio agerolese a seguito di un provvedimento emesso dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Gragnano. L’intervento, affidato all’esecuzione del proprietario, è stato realizzato in regime di autodemolizione e non ha comportato oneri anticipati da parte del Comune interessato né dalla Cassa Depositi e Prestiti, come reso possibile anche grazie all’impegno di sensibilizzazione dell’ufficio competente.
L’edificio interessato è un manufatto a carattere rurale, articolato su tre livelli, ciascuno di circa 79 metri quadrati, con copertura in legno a falde. Era destinato a deposito e sorgeva in via Casa Coppola. Particolarmente significativo è lo stato di avanzamento dei lavori: il secondo livello presentava assenze di chiusure laterali, mentre gli altri due piani erano allo stato grezzo, indicatori di una costruzione non ultimata e non conforme alle norme vigenti.
Il complesso ricade in un’area fortemente tutelata. Secondo i vincoli vigenti, la zona è sottoposta al vincolo paesaggistico-ambientale ai sensi del D.lgs. 42/2004, con l’intero territorio comunale di Agerola dichiarato di notevole interesse pubblico; è incluso nel Parco Regionale dei Monti Lattari; ricade in zona sismica di categoria 3 ed è inserito in un’area a pericolosità elevata per frane (P3). Il provvedimento demolitivo mira proprio a ripristinare condizioni ambientali violate e a fungere da deterrente efficace contro l’abusivismo edilizio in un contesto così delicato.
L’esecuzione è stata possibile anche grazie a un lavoro di sensibilizzazione portato avanti dall’ufficio competente, che ha favorito la cooperazione tra gli attori coinvolti. Con questa demolizione si conferma l’esistenza di strumenti normativi capaci di combinare finalità punitive e finalità preventive, essenziali per la tutela del territorio e per assicurare il rispetto delle norme urbanistiche e ambientali.
Guardando al futuro, l’episodio può rappresentare un invito alla continuità delle sinergie tra magistratura, enti locali e cittadinanza attiva. Solo attraverso una rete di tutela coordinata sarà possibile consolidare una cultura della legalità e della cura del paesaggio, attraversando le sfide poste dall’abusivismo e dalle pressioni ambientali in territori complessi come quelli dei Monti Lattari.
