Pimonte, via Gesinella si spezza una quiete che sembrava durare da tempo: questa mattina un uomo di 65 anni, Francesco Di Martino, conosciuto nel panorama criminale locale come zi’ Ciccio, è stato colpito a morte da diversi proiettili mentre si trovava lungo la strada. L’omicidio, avvenuto nel cuore della zona montuosa che vede la convivenza tra attività illegali e controllo territoriale, è subito sfociato in una vasta attività di indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, con il possibile coinvolgimento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Le fiamme dell’emergenza hanno costretto la zona a una serrata di controlli: il luogo del delitto è stato transennato e campo base degli uomini in divisa, impegnati a raccogliere elementi utili a ricostruire una dinamica complessa. Non è chiaro ancora quante persone abbiano preso parte all’agguato e quale sia l’itinerario seguito dai presunti executors, ma le pattuglie stanno setacciando varchi, vie alternative e impianti di videosorveglianza del tratto interessato, per incidere sul quadro logistico dell’azione criminale.
La pista investigativa principale punterebbe a un rinnovato scontro tra fazioni della cosca Afeltra-Di Martino, una rete criminale che per anni ha dominato i territori dei Monti Lattari legando criminalità e traffico di droga a un modello di potere locale. I magistrati della Dda di Napoli seguono la ricostruzione con attenzione: al momento non vi sono certezze definitive, ma l’ipotesi di una faida interna non è stata esclusa. In questa cornice, l’attenzione si concentra sull’origine dell’attacco, sull’operatività dei sicari e sui possibili percorsi di fuga.
Un filo di storia collega l’episodio odierno a fatti già consumatisi nel recente passato. A due mesi dal decesso di Raffaele Afeltra, considerato uno degli orchestratori del clan, l’area è tornata a tremare: l’omicidio di Afeltra aveva già aperto una finestra su conti in sospeso tra le componenti interne al gruppo criminale. La successione di eventi, presto raccontata dai canali investigativi, lascia intravedere una dinamica di vendette e di regolamenti di potere che non è possibile sottovalutare in un contesto delicato come quello dei Monti Lattari.
La biografia criminale di Di Martino, caratterizzata da una lunga storia di latitanze, sequestri e un giro di affari illeciti, è emersa più volte nei fascicoli di giustizia: negli anni è stato associato a operazioni legate a coltivazioni illegali e traffico di sostanze stupefacenti. Nel 2018 era stato protagonista di un tentato attentato in territorio di Pimonte nel quale perse la vita l’autista del boss; quell’episodio aveva innescato una nuova ondata di tensioni. Nel luglio 2022, durante l’ampia operazione antimafia denominata Green Life, fu fermato e portato in cella. All’interno del covo di Di Martino furono sequestrati armi, munizioni, denaro, sostanze stupefacenti e, soprattutto, un libro mastro che sintetizzava i flussi economici dell’organizzazione criminale.
Ora, dopo una temporanea riabilitazione forzata, l’esponente di spicco della rete criminale sembra aver trovato la morte in circostanze che riaccendono l’allarme tra i residenti e tra le forze di sicurezza. Le autorità, al lavoro per dare una cornice definitiva all’accaduto, hanno confermato che gli accertamenti proseguiranno con l’obiettivo di identificare responsabili e movente, nonché di individuare eventuali complici e canali di supporto logistico.
In questa cornice, cresce l’esigenza di una ricostruzione chiara: chi parla di una faida in corso non è affatto isolato, ma il quadro resta ancora da definire con precisione. Gli investigatori hanno sottolineato come l’episodio possa essere stato orchestrato per riaccentrarsi potere all’interno di un sistema criminale che, nell’area stabiese e vesuviana, ha segnato profondamente le dinamiche sociali e la gestione del territorio.
La comunità locale resta in attesa di risposte e di una spiegazione delle ragioni che hanno portato a un incendio di violenza così cruciale. Per ora, il Focus resta sulle verifiche di identità, sull’esatta dinamica dell’agguato, e sull’eventuale collegamento con altre attività illecite portate avanti dal clan Afeltra-Di Martino. Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, continueranno a scandagliare ogni dettaglio: dalle telecamere agli itinerari, dai contatti tra i presunti autori alle possibili ripercussioni sul territorio. E in attesa di sviluppi, la sicurezza dei Monti Lattari resta un tema centrale per le autorità e per la popolazione.
